Paura…d’amore.

amore

La settimana scorsa Anna si è fermata a dormire dai nonni per una notte. Lei si è divertita moltissimo ed è stata viziata a dovere (come è giusto che sia), noi invece abbiamo passato una notte…da paura.
Tobia, infatti, si è svegliato un paio di volte in preda ad un pavor nocturnus.
Per chi di voi non ha avuto il piacere di conoscerlo, trattasi di un disturbo del sonno tipico dei bambini, che si svegliano (forse a causa di un incubo) piangendo e urlando, non riconoscono i genitori, e se consolati reagiscono urlando sempre più terrorizzati…insomma, un’esperienza spaventosa per chi lo vive, ma anche per chi gli sta accanto, ve lo assicuro. Anna ne aveva sofferto per un breve periodo, quando è nato Tobia, ed avevo imparato a gestirli…il problema però è riconoscerli…soprattutto la prima volta che si presentano. Il secondo attacco notturno, infatti, è durato molto meno, perché ho parlato sottovoce e con tranquillità a Tobia (per quanto si riesca a parlare con calma ad un bambino urlante che si butta per terra) evitando il più possibile di toccarlo.
Dopo quella notte, comunque, non è più accaduto un episodio del genere, tant’è che io e Mirko pensiamo sia stato una conseguenza del fatto che Anna non era in camera con lui…ditemi voi se questo non è amore?!
Io di sicuro non ho intenzione di ripetere quest’esperienza per levarmi ogni dubbio, perciò se Anna vorrà dormire ancora dai nonni, mi sa che lo dovrà fare assieme a suo fratello.
A voi, anziché un (brutto) sogno notturno…offro Daydream! Ve la canta Paolo Nutini, bello e bravo…ha solo qualche problema a fischiettare, pare.

Buon weekend!

Pronti all’avventura.

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Tra un paio di settimane Tobia inizierà l’inserimento all’asilo nido.
Non sono preoccupata, con Anna è stata una bellissima esperienza, ed è arrivato il momento per il piccolo di casa, di farsi degli amici tutti suoi e di esplorare un po’ il mondo senza la sua mamma (per ben 4 ore al giorno!!).
Quello che mi mette più in difficoltà, in realtà, è il primo colloquio con l’educatrice, quello in cui dovrò parlare del mio bambino… Non ho nulla di particolare da riferire: i miei figli non hanno mai avuto esigenze speciali né oggetti transizionali da portarsi dietro, mangiano più o meno di tutto e amano i libri. Tobia, a differenza di Anna, non usa nemmeno il ciuccio, ed è, in quanto secondogenito, molto più predisposto a giocare in compagnia.
Per questo, anche stavolta, temo di fare la figura della mamma un po’ superficiale, che non saprà bene cosa dire…quindi voglio scrivere una lista di aggettivi che descrivono Tobia com’è oggi, per non farmi trovare impreparata, e per vedere nero su bianco, alla fine dell’anno scolastico, cosa sarà cambiato, migliorato o peggiorato.

  • Affettuoso: mentre ti abbraccia dice “nene”, tradotto…ti voglio bene.
  • Autonomo: vuole sempre fare le cose da solo.
  • Buffo: mentre Anna ha una naturale predisposizione alla tragedia, lui è proprio un attore comico.
  • Chiacchierone: ebbene si, non ci salviamo nemmeno con questo figlio.
  • Gentile: dice sempre “grazie”, e subito dopo anche “prego” per non sbagliarsi.
  • Irruento: fisicamente è un caterpillar nelle sue dimostrazioni d’affetto, rabbia, gioia, etc etc.
  • Musicale: ama moltissimo ascoltare musica e “suonare” l’ukulele, una volta di proprietà di Mirko.
  • Rumoroso: ha un tono di voce davvero…importante!
  • Timido: ci mette parecchio prima di dare confidenza a qualcuno.

Per questa giornata di festa, vi offro una canzone dei The Lumineers, Flowers in your hair, magistralmente interpretata da Ramon Mirabet e i RIU.

Buon ferragosto!

Stessa spiaggia, stesso mare.

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E che ve lo dico a fare? Siamo stati in vacanza!
Anche quest’anno le Marche ci hanno accolto per due settimane, e ci hanno regalato temperature tropicali, un mare meravigliosamente calmo e tutta la loro bellezza.
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Il nostro piano di infilarci costumi e ciabatte e non pensare più a nulla, è andato a buon fine.
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Anna e Tobia ci hanno concesso il lusso di dormire ogni mattina fino alle 8-8.30 (!!), e ho visto sempre di più il loro legame crescere e rafforzarsi…si cercano tanto e si divertono tanto.
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Stare insieme tutti e 4 ogni giorno, non ha davvero prezzo, sento che ci aiuta a conoscerci ancora meglio, e a diventare sempre più famiglia. Non ci rinuncerei mai, ed è il motivo per cui farei molta fatica a condividere con altri (siano essi amici o familiari) le mie vacanze…forse lo farò quando i pargoli saranno cresciuti e si rifiuteranno di stare con i loro anziani genitori.
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E poi però si ritorna a casa, e io vado in crisi come un’adolescente.
Per un paio di giorni mi prendono questi attacchi di nostalgia con tanto di nodo alla gola, mentre faccio lavatrici, pian piano riprendo possesso della casa, mentalmente faccio liste della spesa e delle cose da fare, e consolo pure Anna che vorrebbe tornare al campeggio.
Poi mi passa completamente la voglia di infilare il costume e andarmene al lago (o in piscina), come se inconsciamente desiderassi la fine dell’estate, forse per conservare il ricordo più bello (quello delle vacanze al mare) come l’ultimo prima di passare all’autunno…boh?!
Infine, circa al quarto-quinto giorno, riesco a riprendere la vita di prima.
Ormai lo so, e attendo fiduciosa di tornare alla normalità, e dato che leggete questo post, potete stare tranquilli, perchè significa che è già successo.

Tutti insieme appassionatamente (day 1)

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Sono sul divano, reduce dalla prima giornata a casa con i bimbi, dopo la chiusura dell’asilo.
Io sono stanchissima, ma dò un giudizio assolutamente positivo.
Pomeriggio, assieme ad un paio di amiche di Anna, siamo andati in un bellissimo maneggio, il centro equestre Maso del sole (il sito non gli rende giustizia). Le bimbe hanno fatto un giro nel bosco con i pony, si sono divertite a spazzolarli e accarezzarli, hanno guardato i cavalli montati dai bambini più grandi, giocato (Tobia si è innamorato di un tagliaerba giocattolo), coccolato i cani e i gatti che giravano nel cortile…lungo la strada che portava a questo maso abbiamo pure incrociato due asinelli, conigli, mucche e capre.
Ho visto tanti sorrisi e occhi emozionati, perciò sono più che contenta.
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Lo so, lo so…mi piace vincere facile, passare la giornata all’aperto circondati da animali non poteva che essere entusiasmante per due bimbi di 5 e (quasi) 2 anni, ma avevo bisogno di cominciare bene questi due mesi che passerò a fare la bi-mamma a tempo pieno.
Vorrei che fossero davvero mesi speciali, dato che a settembre Tobia comincerà ad andare al nido, e sempre di più ho l’impressione che il tempo e i miei bimbi piccini mi sfuggano dalle mani, specialmente ripensando al primo anno di vita di Tobia (ci sono un sacco di cose che non ricordo più, ma come è possibile?!).
Proprio per tentare di non dimenticare, anche quest’anno ho fotografato il primo e l’ultimo giorno di asilo di Anna.
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Trovate le differenze!!

Tiriamo le somme.

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Giugno è arrivato, e questo significa che scrivo su questo blog da 1 anno (!!), perciò è arrivato il momento di tirare le somme.
Il mio primo post lo concludevo con delle aspettative per quella che sarebbe stata la situazione dopo un anno.
Ebbene, posso dire che Tobia è rimasto un cuor contento, ma ha pure tirato fuori un bel caratterino (i geni d’altronde sono quel che sono), corre come un matto e si arrampica ovunque, e dice qualche parolina…la più usata attualmente è cacca, che sta a significare moltissime cose (chitarra, Chiara, occhiali, vasca, etc etc…), è sempre felice e pieno di aspettative.

Anna, la mia bambina super emotiva, entusiasta, mai ferma e mai zitta, continua a sognare ad occhi aperti, ama travestirsi per interpretare i suoi personaggi preferiti, e disegna sempre moltissimo. Un po’ meno agitata, e ancora felice e piena di aspettative.

Io sono incredibilmente più riposata di quanto non pensassi, dato che da qualche tempo Tobia ha cominciato a dormire bene durante la notte.
Nonostante i numerosi virus intestinali presi durante l’anno però…sono ancora dotata di pancetta, perciò anche quest’anno la sfoggerò in spiaggia e chissenefrega delle aspettative.

Per finire, un aggiornamento sulla lista di buoni propositi fatta a gennaio:
– la sistemazione della stanza nr. 3 è iniziata: ci ho messo una scrivania per me, con sopra la mia bellissima macchina da cucire, ho trovato posto ad un bel po’ di documenti e libri che stavano ancora negli scatoloni (dopo 3 anni dal trasloco!!), ma c’è ancora un’alta percentuale di caos da risolvere. Ce la posso fare.
– da due giorni ho avuto la conferma che Tobia andrà al nido a settembre, perciò posso seriamente mettermi alla ricerca di qualcosa da fare. Per ora ho solo tante idee, e molto confuse.
– il progetto di fare un viaggio è stato infine realizzato, ebbene si. Lo scorso weekend siamo riusciti a partire alla volta di Innsbruck, e ci siamo concessi 4 giorni di svago. Ma la settimana prossima ve lo racconterò per bene.
– il proposito di essere più paziente rimarrà nelle mie liste ancora per un bel po’ di anni, credo che con dei figli non si arrivi mai ad un livello sufficiente di pazienza…
– stessa cosa vale per l’ultimo punto della lista, ovvero “ascoltare di più”, cosa che mi impegno a fare soprattutto con Anna. Il fatto che sia una gran chiacchierona non aiuta, ci sono dei momenti in cui sogno qualche minuto di silenzio…ma quando riesco a trovare del tempo da trascorrere solo con lei, riusciamo davvero ad ascoltarci, purtroppo non riesco a farlo quanto vorrei.
Insomma, non mi darei proprio un bel voto, ma posso dire che mi sto impegnando.

Oggi vi offro un pezzo spensierato di Taylor Swift, Shake it off, ma in una versione molto più intensa delle Katzenjammer.

Buon weekend!

I ❤️ shopping.

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Sarà forse colpa della lunga reclusione invernale, ma da quando è cominciata la bella stagione, mi ha preso questa voglia di fare acquisti…di ogni tipo! Più o meno ogni volta che esco di casa, ultimamente, a meno che la meta non sia un parco giochi, io torno a casa con qualcosa: fiori, vestiti, occhiali da sole, trucchi, washi tape…

Mi salva il fatto che abitiamo in un piccola località turistica che attrae i suoi visitatori per la presenza di un lago e di uno stabilimento termale, non certo per i suoi negozi… E mi salvano i miei bimbi, che come tutti i bambini non si divertono certo a girar botteghe.

Ieri però ero scesa in città, Anna all’asilo e Tobia dai nonni, e mi sono ritrovata, non so come, a vagare dentro Maisons du monde, incapace di uscirne senza prima aver comprato qualcosa di questa collezione, della quale mi sono innamorata. E infatti non sono uscita a mani vuote, ho preso le tazzine da caffè e…una scatola. Una scatola? Si, mi piaceva… E mentre la pagavo, pensavo all’espressione di Mirko quando avrebbe saputo dell’utilissimo acquisto, e ho capito che forse è il caso di smettere con lo shopping per dedicarmi ad altro. Tipo? Cercarmi un lavoro, per poter ricominciare senza eccessivi sensi di colpa.

E allora vi offro una bella versione di Material girl, di Madonna, eseguita in un furgone (!!) da Nicki Bluhm & The Gramblers.

Buon weekend!

Come nasce un post.

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Il web pullula di foto che ritraggono le scrivanie delle bloggers: luminosissimi angoli della casa arredati con piccoli oggetti di design, deliziosi vasi di fiori, bouquet di matite e l’immancabile tazza (meglio se vintage) di caffè, le pareti decorate con frasi motivazionali ed immagini cariche di ispirazione: è lì che nascono i post migliori!
Sarà che ho passato l’adolescenza a scrivere i miei pensieri su carta, ed ho cominciato ad usare quotidianamente un computer lavorando in ufficio, ma io proprio non ci riesco a scrivere un post da zero davanti al monitor del pc. Non ce la faccio.
Sarà che non ho una luminosa scrivania arredata con gusto? Provvederò.
Intanto però i miei post nascono principalmente mentre allatto Tobia, me li racconto più e più volte per memorizzarli, così poi al pc faccio un mero lavoro di battitura.
Mentre allatto, ebbene si.
Si: Tobia ancora mi usa come ciuccio nonostante abbia superato l’anno di età. Provvederò anche a questo.
E si: l’allattamento serale può diventare noioso se va per le lunghe, e può causare l’addormentamento…mio, il che sarebbe imperdonabile nell’unico momento che io e Mirko abbiamo per noi, quando i bimbi vanno a nanna.
Per entrambe queste ragioni mi tengo sveglia scrivendo mentalmente post come questo.
O forse è perchè non ho più a disposizione quel lasso di tempo prima di addormentarmi per tirare le somme della giornata, fare progetti, o immaginare post. Ormai quando appoggio la testa sul cuscino, perdo i sensi in pochi istanti.
Ripristinare ritmi di sonno umani? Mi piacerebbe tanto provvedere.
Per ora trovo ispirazione nel silenzio, circondata dalle cose che meglio mi sono riuscite nella vita: i miei bimbi.

Consapevolmente.

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Ricordo di essere uscita dal pronto soccorso con un foglio in mano ed una nuova parola nella testa, e di essermi presentata dalla mia ginecologa con lo stesso foglio e con un’enorme confusione.
Ricordo la dottoressa parlarmi con la sua consueta assenza di tatto: “Se gliel’hanno detto in ospedale, vuol dire che l’intervento è da fare…Questa malattia non è detto che porti alla sterilità, ma gran parte delle donne non fertili ci sono passate.”
Wow…come la storia dello spinello e l’eroina che da adolescenti si raccontava ai genitori, per farli stare tranquilli (non è che se mi fumo le canne diventerò un tossico).
Allora mi sono resa conto che non tranquillizza per niente.
Ricordo l’agitazione prima del mio primo intervento e le gambe che mi tremavano mentre entravo in sala operatoria.
Ricordo Mirko che sbiancava dopo l’intervento, mentre il chirurgo ci parlava di aderenze.
E poi quelle parole: “Se non l’avete già fatto, vi consiglierei di considerare l’ipotesi di una gravidanza: un po’ perché potrebbe essere un buon momento per rimanere incinta, dato che l’utero ora è a posto, un po’ perché una gravidanza terrebbe il problema lontano almeno per un po’”
Ok, avevo 28 anni e convivevo con il mio ragazzo, ma non potevo fare a meno di pensare: E se di anni ne avessi 18? E se invece fossi una single di 35?
Ricordo l’angoscia nell’apprendere che di questa malattia si sa pochissimo: non se ne conoscono le cause, e non esiste una cura.
Come affrontare questa nuova parte di me se non so da dove viene, né come combatterla?
Ricordo di essermi sentita malata mentre tentavo invano di rimanere incinta.
Ecco, stai a vedere che sono già sterile.

Sette anni e due gravidanze dopo, posso dire di non essere ancora del tutto consapevole di soffrire di questa patologia: l’endometriosi.
Si parla di dolori fortissimi, anche invalidanti, io però non lo so quanto si dovrebbe soffrire per i dolori mestruali…so quanto sto male io, e so che fortunatamente sono sempre riuscita a lavorare, danzare, e non ho mai rinunciato a nulla.
So che, però, non desiderando altri figli, ora dovrò affrontare il problema, e decidere assieme alla mia ginecologa cosa fare per tentare di tenere lontana questa malattia, cedendo probabilmente al compromesso di qualche cura ormonale (cosa che non mi piace nemmeno un po’).

Questa è la settimana europea della consapevolezza dell’endometriosi, perciò ho voluto condividere con voi la mia esperienza. Se volete capire meglio di cosa si tratta, vi consiglio la lettura di questo post, o di dare un’occhiata a questo sito.

 

 

[la foto è di Federico Malapelle]

Quando la mamma si ammala.

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Quando si fa parte di una famiglia, ci vogliono amore, dedizione, comprensione, pazienza e un po’ di leggerezza per far funzionare le cose, e ciascun componente deve fare la sua parte anche nei giorni in cui non c’è poi tutto ‘sto amore nell’aria.
Se qualcuno si ferma, gli altri si devono attivare per coprirne le mancanze.
Difficile è quando a fermarsi è la mamma, ed è proprio quello che abbiamo vissuto negli ultimi giorni: stavo poco bene già da un paio di settimane, ma giovedì ho ceduto e mi sono trasformata in una specie di zombie.
Caos!!
Improvvisamente sono rimaste scoperte diverse attività, tipo portare e andare a prendere Anna all’asilo, fare la spesa, cucinare, occuparsi della casa e badare tutto il giorno a Tobia!
Perciò, nonostante Mirko e il preziosissimo aiuto dei nonni, ho sempre qualcosa da fare.
Da quando sono mamma, se mi ammalo, non posso mica passare la giornata a dormire, o a fare indigestione di film…LA giornatA, si…perché star male per più di un giorno è concesso solo in punto di morte, credo.

Sono ben lontani i giorni in cui ammalarsi era un’occasione preziosa per saltare qualche giorno di scuola e darsi al fancazzismo…bei tempi! Trascorrevo le giornate nel lettone dei miei, un po’ per ragioni di isolamento (condividevo la camera con mio fratello) e un po’ perchè loro in camera avevano la tv, venivo servita con ogni genere di conforto possibile e ricevevo amorevoli telefonate dalle amiche del cuore. Ricordo ancora di una volta in cui guardai ossessivamente Labyrinth per un numero imprecisato di giorni fino a completa guarigione (che avesse funzionato la formula “non hai alcun potere su di me”?)
Oggi malattia significa soltanto delirio logistico per tutti, qualche sconto per me sulle attività eccessivamente debilitanti, qualche corsa in farmacia, e niente più film per la sottoscritta, sono ormai costretta a vedere un cartone, così almeno i bimbi stanno tranquilli.
Per questo alle prime avvisaglie di un qualche malessere io e Mirko ci scambiamo sguardi carichi di Ommioddiono!

Oggi vi offro una canzone che affronta proprio il tema del tempo che passa, un po’ malinconica, un po’ come me in questi giorni. È un bel pezzo, eh…e con un grande interprete: Glen Hansard canta Place to be, di Nick Drake.

Buon weekend!

Condannati all’inverno.

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Per la prima volta, quest’anno pure Anna si è stufata dell’inverno, ed invoca l’arrivo dell’estate…ed io condivido in tutto e per tutto il suo pensiero!
Il raffreddore e la tosse non ci mollano, e hanno fatto saltare a Tobia la festa di Carnevale, e pare che le prossime verranno rovinate dalla pioggia.
Personalmente sono stufa di pulire nasi gocciolanti, di distribuire appiccicosissimi cucchiaini di sciroppo, di infilare guanti e berretti, e di mettere i calzini a Tobia almeno un centinaio di volte al giorno…basta!
Voglio il caldo, le finestre aperte, la luce fino a tardi, le cene sul terrazzo e i piedi scalzi!
Per questo vi offro un pezzo che mi faccia sognare ad occhi aperto tutto questo, In the summertime, in una versione decisamente più rock dell’originale, eseguita da un paio di signori piuttosto conosciuti…vediamo se li riconoscete!

Buon weekend!