Cinque.

Anna bella

 

Anna oggi compie 5 anni.
Diventa sempre più bella, ogni giorno che passa.
Chiacchiera t a n t i s s i m o, da quando apre gli occhi al mattino a quando li richiude la sera (e ogni tanto pure nel sonno), e riempie letteralmente le nostre giornate. E’ sempre in movimento, sia fisicamente che mentalmente, e ogni tanto si fa sopraffare dalle sue emozioni, tanto che mi sembra una donna intrappolata in un corpo di bambina. E invece mi devo ricordare che, nonostante i suoi ragionamenti arguti, l’uso perfetto del congiuntivo, e una memoria impressionante…è solo una bimba di 5 anni.
La mia bimba, quella che mi ha regalato il suo primo calcio nel pancione il giorno del mio compleanno, quella che ha rotto le acque il giorno della festa della mamma, la prima persona al mondo ad avermi chiamata mamma.

Quando la mamma si ammala.

cielo_svedese

Quando si fa parte di una famiglia, ci vogliono amore, dedizione, comprensione, pazienza e un po’ di leggerezza per far funzionare le cose, e ciascun componente deve fare la sua parte anche nei giorni in cui non c’è poi tutto ‘sto amore nell’aria.
Se qualcuno si ferma, gli altri si devono attivare per coprirne le mancanze.
Difficile è quando a fermarsi è la mamma, ed è proprio quello che abbiamo vissuto negli ultimi giorni: stavo poco bene già da un paio di settimane, ma giovedì ho ceduto e mi sono trasformata in una specie di zombie.
Caos!!
Improvvisamente sono rimaste scoperte diverse attività, tipo portare e andare a prendere Anna all’asilo, fare la spesa, cucinare, occuparsi della casa e badare tutto il giorno a Tobia!
Perciò, nonostante Mirko e il preziosissimo aiuto dei nonni, ho sempre qualcosa da fare.
Da quando sono mamma, se mi ammalo, non posso mica passare la giornata a dormire, o a fare indigestione di film…LA giornatA, si…perché star male per più di un giorno è concesso solo in punto di morte, credo.

Sono ben lontani i giorni in cui ammalarsi era un’occasione preziosa per saltare qualche giorno di scuola e darsi al fancazzismo…bei tempi! Trascorrevo le giornate nel lettone dei miei, un po’ per ragioni di isolamento (condividevo la camera con mio fratello) e un po’ perchè loro in camera avevano la tv, venivo servita con ogni genere di conforto possibile e ricevevo amorevoli telefonate dalle amiche del cuore. Ricordo ancora di una volta in cui guardai ossessivamente Labyrinth per un numero imprecisato di giorni fino a completa guarigione (che avesse funzionato la formula “non hai alcun potere su di me”?)
Oggi malattia significa soltanto delirio logistico per tutti, qualche sconto per me sulle attività eccessivamente debilitanti, qualche corsa in farmacia, e niente più film per la sottoscritta, sono ormai costretta a vedere un cartone, così almeno i bimbi stanno tranquilli.
Per questo alle prime avvisaglie di un qualche malessere io e Mirko ci scambiamo sguardi carichi di Ommioddiono!

Oggi vi offro una canzone che affronta proprio il tema del tempo che passa, un po’ malinconica, un po’ come me in questi giorni. È un bel pezzo, eh…e con un grande interprete: Glen Hansard canta Place to be, di Nick Drake.

Buon weekend!

I buoni costumi.

carnevale

Si avvicina il Carnevale, una festa che non mi ha mai entusiasmato quando ero piccola, e che ho invece riscoperto ora che sono mamma: ad Anna infatti piace moltissimo travestirsi, e a me piace moltissimo realizzare i suoi costumi!
Per la sua prima festa ne ho cucito uno da pinguino, seguendo questo tutorial, ed ecco il risultato.

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L’anno successivo l’abbiamo usato di nuovo, con l’aggiunta di una borsa porta coriandoli a forma di pesce (me la sono cavata con un pomeriggio di lavoro!).
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Ed Anna ha passato il pomeriggio a guardare le bimbe vestite da principesse con occhi sognanti…
Io però ho un problema con i costumi da principessa.
Insomma, abitiamo in Trentino, e quando si va alle feste in piazza fa freddo! Per questo si vedono due tipi di principesse: quelle con la giaccavento sopra il vestito (che ammazza il vestito) e quelle con la giaccavento SOTTO il vesitito (che ammazzeresti la madre…ma dai! Queste povere bimbe sembrano tanti omini Michelin travestiti).
Per questo cerco un buon compromesso tra un personaggio che piaccia ad Anna, ed un vestito con cui possa star calda, e l’anno scorso abbiamo deciso per Trilli in una versione invernale (dal film Disney Trilli e il segreto delle ali).

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Questo costume è farina del mio sacco, e mi ha fatto scoprire il pannolenci, comodissimo perchè non necessita di orli (anche se poi ho bordato la giacca con il pellicciotto finto).
In questi giorni si lavora al prossimo travestimento, e quest’anno Anna sarà una principessa…rigorosamente senza giaccavento!

L’amore dei bambini.

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Amo conversare con Anna, non succede spesso, perchè è sempre molto impegnata a cantare, correre, giocare…ma quei momenti in cui siamo in sintonia e ci ascoltiamo, mi piacciono proprio tanto, e sono quelli in cui sento di conoscerla sempre meglio.
All’asilo pare che ogni bambino abbia una simpatia per un compagno/a (ma io ero proprio rintronata a 4 anni, o sono loro molto più svegli?!), e anche Anna non è da meno: lei è proprio innamorata del bimbo col quale divide l’armadietto, ma lui non lo deve assolutamente sapere.

Anna “io però non gioco mai con il Giacomo”
Io “e perchè?”
Anna “per non rovinare il mio segreto! ho paura che magari, mentre giochiamo, mi scappa di fargli gli occhi dolci”
Io “secondo me non ti devi preoccupare, sai…i maschi non si accorgono quasi mai che gli stai facendo gli occhi dolci!”
Anna “si, beh…ma lui gioca sempre con i dinosauri, e a me non piace”
Io “allora fai bene”

Rimanendo in tema di conversazioni madre-figlia, vi offro la cover di Que sera sera, versione The Living Sisters.

Tanto per la cronaca, Tobia non sembra affatto intenzionato a proferir parola, si fa capire a gesti e con i suoi versi da cavernicolo, e noi per ora ci accontentiamo!
Buon weekend!

Mamma, non ne ho voglia.

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Quando si ha una grande passione, capita a volte di non voler assolutamente dedicarcisi, giusto? Ci sono pure giornate in cui non si vorrebbe fare nulla.
Io, per esempio, ogni tanto non c’ho proprio voglia di fare la mamma.
E allora che faccio? Niente! Perchè quando diventi mamma non puoi prenderti una pausa, o meglio non quando ne avresti realmente bisogno…quando pianifichi un’uscita senza bimbi, di solito, succede nell’unico giorno in cui i tuoi figli non fanno i capricci: loro saranno adorabili e tu uscirai di casa sentendoti egoista e con una serie di sensi di colpa. (varcata la porta di casa, di solito, passa)
Perchè i bambini hanno questo potentissimo radar che capta anche il benchè minimo segnale di stanchezza, sconforto, paturnia…e provvedono immediatamente a far loro il tuo malessere, così ci si ritrova in due, tre (o più) con musi lunghi e/o nevrosi varie, e la giornata diventa un’infinita corsa ad ostacoli, che qui di solito finisce spalmandosi sul divano davanti ad un bel cartone lungo, per cercare di limitare i danni.
Insomma, pare che quando diventi mamma non ti puoi più permettere nemmeno di star male.
Perciò non sogno una serata di follie con le amiche, ma una giornata in pigiama, coi capelli arruffati, a mangiare schifezze, leggere, e non dover necessariamente parlare con nessuno.
Merida quando non vuole essere disturbata va a nascondersi nel cassetto del mobile del bagno, ecco lo voglio pure io un bel cassetto dove rifugiarmi quando non c’ho voglia di fare la mamma.