L’arte di saper rinunciare.

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Ogni giorno vengo inevitabilmente a contatto con molte mamme, e nella maggior parte di loro (ma in me per prima) vedo molta tensione e tanti sorrisi tirati rivolti ai loro piccoli, sorrisi che sanno di stanchezza e responsabilità, troppe responsabilità. E non mi riferisco soltanto agli obblighi che ci sentiamo di avere nei confronti dei nostri figli.
Già, perchè una mamma, al giorno d’oggi, deve aver letto almeno due o tre testi di psicologia infantile ed essere sempre aggiornata sugli ultimi sviluppi della pedagogia, praticare la resilienza come suo unico credo, e mai, per nessun motivo, alzare la voce. Questo per poter crescere dei bambini…sani di mente, perchè la loro felicità non è comunque garantita.
Inoltre deve dedicarsi con amore alla cucina, saper preparare dei piatti gustosi, sani e senza glutine, latticini, o altre sostanze che il diavolo ha messo sulle nostre tavole.
Deve avere estrema cura del suo aspetto fisico, perchè l’essere diventata mamma non può certo diventare una scusa per lasciarsi andare…e quindi largo alle più disparate (e disperate) attività fisiche, alle dichiarazioni di guerra a cellulite e rughe (entrambe battaglie perse, per altro) e allo shopping compulsivo, che mica ci si può vestire come una nonna, e nemmeno in tuta da ginnastica, neanche per andare a guardare i tuoi figli che si rotolano nella terra al parco giochi, non sia mai.
Una madre che si rispetti, poi, deve avere anche una casa rispettabile, che assomigli il più possibile ad una rivista di arredamento, ma con alcuni tocchi personali. Per questa ragione deve sviluppare nel tempo libero (…quale???) le sue qualità manuali per esercitare la nobile arte del fai da te, rigorosamente riciclando materiale che altrimenti finirebbe nei rifiuti. Ciclicamente, infine, deve dedicarsi al decluttering (non sapete di cosa parlo? Andate subito a leggervi il libro di Marie Kondo, per carità!), ribaltando ogni angolo della casa ed entrando in connessione con ogni singolo oggetto che essa contiene, per decidere se tenerlo o meno. Una casa in ordine, infatti, garantisce la serenità.
Se poi ha la fortuna di crescere i suoi figli assieme ad un compagno, beh…la sera dovrebbe tirar fuori tutta la sua carica erotica (anzichè sdravaccarsi finalmente sul divano), non dimentichiamo quanto sia importante esplorare la propria sessualità per sentirsi finalmente libere.
Una madre che lavora, ricordiamolo, non deve certo accontentarsi di un part-time, rinunciando ad alcune mansioni, no! Deve invece dimostrare a tutti i colleghi uomini di poter fare meglio di loro, in meno tempo, e possibilmente guadagnando meno.
Mentre invece, alle mamme che stanno a casa, delle fallite, non è assolutamente mai concesso aver bisogno di aiuto, visto che non lavorano.
Ecco.
Ora capite i sorrisi tirati?
Io credo che sia proprio arrivato il momento di guardarsi allo specchio e di dirsi che “non ce la possiamo fare”, semplicemente perchè le cose importanti non sono queste.
Prendiamoci una pausa, quando ne abbiamo bisogno, e lasciamo indietro qualcuno dei nostri “doveri”, ricordiamoci che chiedere aiuto non significa aver fallito, e cerchiamo di giudicarci meno. Un sorriso sincero ed i capelli un po’ arruffati non possono che giovare a noi e a chi ci circonda.
Cominciamo a praticare l’arte del saper rinunciare (alla perfezione).

Momenti preziosi.

momentipreziosi

 

 

 

Una delle cose che mia figlia, da brava primogenita, non sopporta, è restare da sola.
Io, avendo un fratello più grande, non ho mai avuto questo problema alla sua età, ma ricordo che più avanti, quando ero adolescente, andavo nel panico all’idea di dover trascorrere un sabato pomeriggio senza amici, nella solitudine della mia camera.
Adesso invece le cose sono decisamente cambiate.
Qualche settimana fa eravamo in una pizzeria, e i bimbi erano corsi a giocare nel giardino non appena finito di mangiare, seguiti a ruota da Mirko, un po’ padre ansioso che deve vegliare sulla loro incolumità, un po’ padre giocherellone che si diverte quasi più di loro a rincorrerli in un prato.
Io invece ero rimasta al tavolo, in assoluto relax, quando un cameriere mi si è avvicinato e mi ha detto, preoccupato: “È rimasta sola signora?”
Ecco quello che avrei voluto rispondere:
“Intanto, mi fa ancora strano che mi si chiami signora, a me che darei del Tu a chiunque mi trovi di fronte, perciò parti male. E comunque perchè dovrebbe essere un problema se una “signora” rimane per qualche minuto senza figli e marito? Hai idea di quante volte mi succeda di avere un minuto di silenzio durante la giornata?
E tu l’hai interrotto.
Per darmi della signora.
Sparisci!”
Quello che ho fatto, invece, è stato ricambiare la sua preoccupazione con un sorriso educato e ordinare il dolce per i bambini, perchè alla fine il pensiero di una mamma è sempre rivolto a loro.
Questi fatti sono avvenuti alla fine di agosto, dopo due mesi a strettissimo contatto con i miei bambini.
Ora però è arrivato settembre, finalmente le scuole hanno riaperto le loro porte, ed io ho ricominciato ad avere del tempo per me, da trascorrere sola, in silenzio, senza nessuno che mi chieda di giocare, leggere una storia, disegnare, procurare cibo, acqua…senza nessuno che mi si sieda addosso non appena riesco a riappropiarmi del divano (altrimenti sommerso da giocattoli di vario genere).
Finalmente ho di nuovo i miei preziosi momenti di solitudine.

Sei.

sei

 

 

 

Oggi Anna compie sei anni.
E anche io festeggio il mio sesto compleanno da mamma.
Entrambe in questi anni abbiamo imparato molte cose l’una dell’altra, alcune non le abbiamo proprio capite, e tante altre le scopriremo negli anni a venire…ma c’è una cosa che so e sulla quale non cambierò idea: non mi stuferò mai di conoscere mia figlia.
Ha solo sei anni, eppure vedo già così tante sfumature in lei: una bimba sensibile e fragile, capace di piangere davanti ad un’ingiustizia subita da qualcun altro, curiosa e intelligente, in grado di memorizzare ed elaborare montagne di informazioni nuove, solare e vivace, può stampare un sorriso in faccia a chiunque, riflessiva, prende molto seriamente un compito affidatole, e poi teatrale e tragica, affettuosa, premurosa, combattiva…
Anna oggi compie sei anni.
E durante questi sei anni mi ha fatto scoprire lati di me che nemmeno conoscevo: alcuni con i quali combatto ogni giorno, la madre irascibile e autoritaria, altri che custodisco gelosamente, la mamma empatica e responsabile, altri ancora che coltivo con cura e con fatica, la mamma paziente e gentile.
Mi ha insegnato quanto il prendersi cura di qualcuno ci aiuti a diventare persone migliori, più attente, disposte ad ascoltare e a mettersi in discussione.
Anna oggi compie sei anni.
E non vedo l’ora di accompagnarla mentre cresce ed affronta nuove sfide, ma avrei anche tanta voglia di fermare il tempo e tenermela così: piccola e carina.
Buon compleanno Anna!

Mamme.

mamme

 

 

All’asilo, ogni mattina, ne incontro tante, e tutte diverse.
Quelle sempre in ritardo, spettinate e sorridenti.
Quelle perfettamente agghindate, con i loro bimbi in coordinato.
Quelle che sorridono poco, perché pensano già a quello che dovranno fare dopo.
Quelle un po’ insicure che fanno mille domande.
Quelle chiacchierone che arrivano per prime ed escono dal cancello per ultime.
Quelle incazzate che si trascinano dietro due o tre bambini urlanti.
Quelle lamentose che tengono i comizi sui corridoi.
Quelle incasinate che sicuramente si sono dimenticate bavaglino o grembiule, giacca, etc etc…
Quelle serene e pacifiche che “ah…ma è già venerdì?!”
Quelle giovanissime che…”cazzo guardi?”
Quelle attempate che…”hai visto che bello/intelligente/bravo il mio bambino?”
Quelle superorganizzate che alle 9:00 di mattina hanno già preparato la cena.
Quelle col pancione, che alle 9:00 di mattina hanno già vomitato 4 volte.
Quelle che sono al lavoro e mandano i nonni.
Tutte unite in questa folle avventura che è l’essere mamma.

E proprio a tutte loro voglio dedicare la cover di oggi, Three little birds, brano di Bob Marley nelle mani della brasiliana Mallu Magalhãe.

Buona festa mamme e…don’t worry about a thing, cause every little thing gonna be alright!

Gli anni più belli.

gli anni più belli

 

 

 

Durante le nostre vacanze estive di un paio d’anni fa, un amico dei miei genitori, un simpatico signore sulla settantina, passava ogni giorno a salutarci per fare due chiacchiere e (soprattutto) per guardare Tobia.
Il piccolo aveva 9 mesi, gattonava e tentava di alzarsi in piedi ovunque trovasse appigli, continuando a cadere e a farsi male, si svegliava all’alba e faticava a dormire durante il giorno, e noi eravamo sfiniti.
Quel signore allora ci ha detto una cosa: “Mentre li vivi, questi anni, sembrano difficili e non vedi l’ora che passino. Poi però, quando i figli sono cresciuti e tu sei invecchiato, ti rendi conto che sono stati gli anni più belli.”
Da allora cerco sempre di tenere a mente queste parole, specialmente nei momenti più difficili.
E dato che queste ultime settimane mi hanno messa alla prova, volevo ricominciare a scrivere qui ricordandomi che hey, questi sono (probabilmente) gli anni più belli!
Segue un riassunto delle settimane passate.
Non che sia successo qualcosa di grave, ma…mi sono sentita un po’ persa…ho visto le persone che amo di più, in difficoltà, senza sapere come aiutarle.
Ho litigato parecchio con me stessa e mi sono messa in discussione, per aver ascoltato un parere altrui, che peraltro non condividevo nemmeno.
Sono uscita da sola con Mirko, per la prima volta da quando è nato Tobia, e mi sono divertita tanto.
Ho passato una notte in bianco, per la prima volta dopo decenni, ma non nella stessa serata.
La notte in bianco l’abbiamo trascorsa insieme a Tobia, dopo una serata al pronto soccorso, a causa di un cattivissimo virus intestinale, dal quale il mio bimbo deve ancora riprendersi.
Merida, come al solito, ha vomitato anche lei per solidarietà. Sul mio scendiletto.
E niente, sono chiusa in casa e svolgo con gioia le seguenti attività: cucino riso in bianco, litigo con Tobia per farlo bere a piccoli sorsi, faccio mangiare cioccolato e fragole ad Anna di nascosto dal fratellino, faccio lavatrici e guardo un sacco di cartoni animati…si, con gioia, perchè in fondo sono i miei anni più belli!

Fino a qui, tutto bene.

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Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.
Citazione dal film L’odio.

Quando sei chiusa in casa da più di cinque giorni con due bambini ammalati, le giornate sembrano esattamente questo: una caduta libera da un palazzo di 50 piani.
Ogni piano corrisponde ad un piccolo passo avanti compiuto con gli affatto collaborativi esserini, che, in quanto malati, tendono a lamentarsi di qualsiasi cosa, ad essere in perenne disaccordo fra di loro su svariati argomenti (con cosa giocare, quale libro leggere, che cartone guardare, cosa mangiare) e a richiedere morbosamente la mia attenzione.
Abbiamo finito la colazione. Fino a qui, tutto bene.
Tobia ha fatto l’areosol. Fino a qui, tutto bene.
I bambini giocano con i lego e sono (solo) le 9. Fino a qui, tutto (abbastanza) bene.
Hanno mangiato la frutta di metà mattina. Fino a qui, tutto bene.
E poi pranzo, pisolino, altri giochi, un cartone (devo sopravvivere pure io!!), cena, bagnetto e nanna…avanti così fino al mio schianto finale sul divano, in stato semi-cosciente.
Solo che non si tratta mai di un atterraggio definitivo, perchè il giorno dopo ricomincia con un’altra caduta.

Free Falling mi pareva il titolo giusto per la cover di oggi, e John Mayer il perfetto interprete da offrirvi.

Buon weekend!

Usciamo?

Usciamo-

 

Ogni mattina uscire di casa somiglia ad un traguardo inarrivabile da queste parti…
Mirko di solito è già in viaggio quando io mi alzo alle 7, ogni tanto da sola, spesso assieme a Tobia, che appena sveglio sente l’impellente bisogno di mangiare ed inizia con la sua litania “attecocchi, attecocchi, attecocchi…” (latte e biscotti), proseguendo fino a che non viene accontentato. Faccio colazione con il mio bimbo, perciò vengo interrotta un numero indefinito di volte per i più svariati motivi: devo aiutarlo a mangiare, devo assaggiare i suoi biscotti, devo fargli assaggiare la mia colazione, devo pulire dal pavimento il latte che ha rovesciato, devo spiegargli che quella tazza va benissimo anche se non è la sua, o che il latte non è troppo caldo, etc etc…
Anna, a parte rare eccezioni, la devo svegliare alle 7:45, e, a differenza di Tobia, devo convincerla a fare colazione prima che si metta a giocare con qualcosa. Mentre lei mangia, se riesco a braccare il piccolo, lo lavo e lo vesto, altrimenti mi preparo io, nel frattempo controllo a distanza che Anna non si distragga tra un biscotto e l’altro.
Cerco di prepararmi il più velocemente possibile, e intanto vengo interrotta un numero indefinito di volte per i più svariati motivi: manca qualcosa in tavola, non si trova qualche gioco, qualcuno si è fatto male, etc etc…
Una volta pronta dò ad Anna i suoi vestiti e, controllando a distanza che non si distragga tra un calzino e una maglietta, cambio e vesto Tobia (se non ci sono riuscita prima), lavo denti, faccini addormentati e nasini, poi (forse!) siamo pronti per metterci scarpe e giacca.
Ovviamente è in questo momento, quando siamo vestiti di tutto punto, che si presentano i seguenti inconvenienti: ad Anna scappa la pipì, io non trovo le chiavi di casa, Tobia ha fatto la cacca e va cambiato di nuovo.
Superati anche questi ultimi ostacoli, riusciamo finalmente ad uscire di casa, sempre entro le 8.30.
Mi domando come potevo arrivare tardi in ufficio, quando non avevo figli, pivella…
Il lato positivo è che, dopo un inizio così, la giornata non può che migliorare!
Oggi vi offro una canzone gioiosa, come le nostre mattine nel fine settimana, Walk like an Egyptian, nella versione di KT Tunstall.

Buon weekend!

Distacchi

distacchi

 

 

Settembre è cominciato già da un po’, ed io sono stata concentratissima su Tobia e il suo ingresso all’asilo nido, che si è rivelato più difficile del previsto.
Devo ammettere che non ero affatto preparata, dato che con Anna era stato tutto fin troppo facile (mai versata una lacrima), ed anche se ero sicura che il mio bimbo avrebbe pianto, quello che non sapevo era come sarei stata io.
E io sono stata malissimo.
Purtroppo, nel bel mezzo dell’inserimento, la maestra di Tobia si è ammalata, e quindi ho dovuto lasciarlo triste e disperato nelle braccia di una perfetta sconosciuta (per lui) proprio nel giorno in cui si sarebbe fermato da solo anche a pranzo…e quando dico triste e disperato, intendo che me l’hanno dovuto strappare di dosso mentre con le lacrime agli occhi urlava “maaaaaammaaaa”.
Potevo mettermi a piangere e urlare pure io?! Per qualche motivo…no.
E così me ne sono andata fingendo compostezza e tranquillità, ed ho vagato per due ore senza sapere cosa fare, completamente persa…domandandomi se ero diventata una di quelle mamme fragili, generatrici di maschi italici mammoni-futuri bamboccioni, domandandomi se ero davvero io la stessa mamma di quella gioiosa bambina indipendente che è Anna.
Camminavo e la mia testa non la smetteva di fare domande: con quale dei due ho sbagliato? Troppo attaccata al maschio? Troppo poco affetuosa con la femmina? Sto causando un trauma irreparabile al mio secondogenito?
Finchè non sono arrivate le risposte.
Si, ho sicuramente sbagliato qualcosa con entrambi i miei figli, e ci sono ottime probabilità che continuerò a farlo.
Anna e Tobia sono diversi, reagiscono alle cose in modo diverso, e hanno bisogno di cose diverse.
Fortunatamente i bambini attingono a risorse che spesso noi adulti non immaginiamo nemmeno, dimostrandosi più forti di noi.
In fondo il viaggio di un genitore è bello per questo: si scoprono sempre nuove caratteristiche dei propri figli, e nuovi aspetti di sé stessi.

Comunque è finita anche la terza settimana di nido, e Tobia da giovedì (!!) ha cominciato a rilassarsi un pochino…non è ancora del tutto convinto che questa cosa dell’asilo faccia per lui, ma se ne farà una ragione, spero!
E infine…è venerdì, ed avendo (in parte) recuperato le mie facoltà mentali, sono ritornata in questo posto anche per offrirvi la consueta cover. Il pezzo mi piace moltissimo, ed è Son of a preacher man, e la versione è di Roo & The Howl.

Buon weekend!

 

Pronti all’avventura.

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Tra un paio di settimane Tobia inizierà l’inserimento all’asilo nido.
Non sono preoccupata, con Anna è stata una bellissima esperienza, ed è arrivato il momento per il piccolo di casa, di farsi degli amici tutti suoi e di esplorare un po’ il mondo senza la sua mamma (per ben 4 ore al giorno!!).
Quello che mi mette più in difficoltà, in realtà, è il primo colloquio con l’educatrice, quello in cui dovrò parlare del mio bambino… Non ho nulla di particolare da riferire: i miei figli non hanno mai avuto esigenze speciali né oggetti transizionali da portarsi dietro, mangiano più o meno di tutto e amano i libri. Tobia, a differenza di Anna, non usa nemmeno il ciuccio, ed è, in quanto secondogenito, molto più predisposto a giocare in compagnia.
Per questo, anche stavolta, temo di fare la figura della mamma un po’ superficiale, che non saprà bene cosa dire…quindi voglio scrivere una lista di aggettivi che descrivono Tobia com’è oggi, per non farmi trovare impreparata, e per vedere nero su bianco, alla fine dell’anno scolastico, cosa sarà cambiato, migliorato o peggiorato.

  • Affettuoso: mentre ti abbraccia dice “nene”, tradotto…ti voglio bene.
  • Autonomo: vuole sempre fare le cose da solo.
  • Buffo: mentre Anna ha una naturale predisposizione alla tragedia, lui è proprio un attore comico.
  • Chiacchierone: ebbene si, non ci salviamo nemmeno con questo figlio.
  • Gentile: dice sempre “grazie”, e subito dopo anche “prego” per non sbagliarsi.
  • Irruento: fisicamente è un caterpillar nelle sue dimostrazioni d’affetto, rabbia, gioia, etc etc.
  • Musicale: ama moltissimo ascoltare musica e “suonare” l’ukulele, una volta di proprietà di Mirko.
  • Rumoroso: ha un tono di voce davvero…importante!
  • Timido: ci mette parecchio prima di dare confidenza a qualcuno.

Per questa giornata di festa, vi offro una canzone dei The Lumineers, Flowers in your hair, magistralmente interpretata da Ramon Mirabet e i RIU.

Buon ferragosto!

Vita da spiaggia.

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Vivere al lago è bellissimo, noi ce lo godiamo il più possibile, ma devo ammettere che quest’anno ero piuttosto preoccupata all’idea di doverci andare da sola, con due bimbi piccoli entrambi deambulanti e attratti dall’acqua (ebbene si, anche Tobia si è lanciato).
Come per tutte le altre cose, invece, basta organizzarsi un po’ e tutto diventa più semplice.
Ecco i miei trucchi per affrontare la spiaggia (del lago, ma credo valga anche per il mare) senza aiuto:

  1. la crema protettiva la metto a casa, ad almeno uno dei due bimbi, e a me stessa. Il momento migliore per i piccoli di scappare in acqua, infatti, è mentre ti metti la crema, preferibilmente quando te la stai spalmando in faccia, rischiando di ficcartela in un occhio, accecandoti.
  2. la borsa dei giochi da spiaggia è sempre in macchina da giugno a settembre, dimenticarla sarebbe gravissimo.
  3. è necessario rifornirsi di piccoli snack, perchè dopo ogni bagno i bambini devono mangiare qualcosa (sia che facciano 2 bagni o 10)
  4. non ascoltate gli istruttori di nuoto (non me ne vogliano…), se siete da sole in spiaggia con due o più bambini, mettetegli i braccioli! Fare il bagno potrà diventare un’esperienza piacevole anche per voi.
  5. se scappa la pipì, la si fa in acqua (questa cosa sembra difficilissima x alcuni bimbi). Le gite in bagno tutti e tre assieme sono complicatissime.

Oggi, oltre alla mia saggezza (…), vi offro una cover di un pezzo che mi riporta indietro agli anni di Mtv…Everlong dei Foo Fighters. Qui però ve la cantano e ve la suonano i Miracles of Modern Science.

Buon weekend!