Fino a qui, tutto bene.

piastre

 

 

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.
Citazione dal film L’odio.

Quando sei chiusa in casa da più di cinque giorni con due bambini ammalati, le giornate sembrano esattamente questo: una caduta libera da un palazzo di 50 piani.
Ogni piano corrisponde ad un piccolo passo avanti compiuto con gli affatto collaborativi esserini, che, in quanto malati, tendono a lamentarsi di qualsiasi cosa, ad essere in perenne disaccordo fra di loro su svariati argomenti (con cosa giocare, quale libro leggere, che cartone guardare, cosa mangiare) e a richiedere morbosamente la mia attenzione.
Abbiamo finito la colazione. Fino a qui, tutto bene.
Tobia ha fatto l’areosol. Fino a qui, tutto bene.
I bambini giocano con i lego e sono (solo) le 9. Fino a qui, tutto (abbastanza) bene.
Hanno mangiato la frutta di metà mattina. Fino a qui, tutto bene.
E poi pranzo, pisolino, altri giochi, un cartone (devo sopravvivere pure io!!), cena, bagnetto e nanna…avanti così fino al mio schianto finale sul divano, in stato semi-cosciente.
Solo che non si tratta mai di un atterraggio definitivo, perchè il giorno dopo ricomincia con un’altra caduta.

Free Falling mi pareva il titolo giusto per la cover di oggi, e John Mayer il perfetto interprete da offrirvi.

Buon weekend!

Una giornata perfetta.

una giornata perfetta

Giovedì mattina.
La macchina organizzativa della fam. Parolepiccole stava funzionando alla perfezione: ci siamo svegliati tutti e quattro insieme, abbiamo fatto colazione in tempi ragionevoli e ci siamo preparati ad uscire senza grossi intoppi e senza le tipiche tragedie mattutine “ma io volevo giocare ancoraaaaaa!” o “ma io volevo mettermi una gonnaaaaaa!”.
Alle 8:30 eravamo in macchina pronti a partire.
Il piano era il seguente: prima tappa alla scuola di Anna, dove io sarei rimasta in macchina con Tobia (pieno di catarro, perciò non era il caso di farlo entrare in quel covo di germi che è un asilo) mentre Mirko avrebbe accompagnato Anna; seconda tappa l’ufficio Mirko; terza e ultima tappa l’ambulatorio del pediatra di Tobia.
Tutti pronti a partire, quindi, non fosse che la macchina (non quella organizzativa stavolta) ha deciso di non partire.
Siamo scesi tutti quanti, e mentre Mirko da casa chiamava il nostro meccanico di fiducia, io accompagnavo Anna a scuola, a piedi e sotto l’acqua (poteva forse non piovere per rendere il tutto ancora più fastidioso?), e chiamavo i miei genitori per verificare che fossero liberi nel caso la macchina non fosse ripartita.
Il meccanico sarebbe anche arrivato in 5 minuti, se Mirko non avesse dimenticato le sue chiavi dentro la macchina, perciò ha dovuto aspettare che io rientrassi a casa, cosa che ho fatto con un filino di ansia e di fiatone vista la situazione…
Risultato: la batteria della macchina andava sostituita, perciò nonostante il nostro piano, abbiamo dovuto per l’ennesima volta chiedere il supporto dei miei genitori che mi hanno accompagnata dal pediatra.
Il povero Tobia invece, e qui le mamme omeopatiche facciano un bel respiro profondo, dovrà sottoporsi ad aerosol con broncodilatatore e cortisone, il tutto condito dall’antibiotico.
Che dire?! Ormai mi scivola tutto addosso…
Ora però mi piacerebbe godermi una bella giornata di sole, una giornata perfetta.
Con questa speranza nel cuore vi offro Perfect day, di Lou Reed, in una cover dei The jolly boys…che dirvi…non ho ancora capito se questa versione è talmente brutta da risultare bellissima, o se è semplicemente geniale. Di certo c’è che questi signori qua io li vorrei nella mia cucina ogni lunedì mattina (peccato che uno di loro non ci sia più r.i.p.)

Buon weekend!

Ecclissati.

eclissi

Rieccomi di venerdì, dopo essermi eclissata per un po’ causa virus e influenze varie…e quale giorno migliore di oggi? Oggi che anche il sole si è eclissato per un po’?
(ed io, in barba ai consigli degli esperti, l’ho fotografato rischiando la vista!!!)
Durante questo secondo giro di influenza mi sono finalmente presa una (mezza) giornata solo per me: Mirko ha portato Anna all’asilo e Tobia dai miei, ed io ho potuto bighellonare in giro per casa, mi sono pure fatta una maschera antistress al viso, col risultato che poi ero tristissima perchè non aveva esattamente sortito gli effetti desiderati, ma hey…ero malata!
Anna è riuscita a fare due intere settimane di asilo, così mi godo nuovamente i suoi racconti carichi di stupore “sai mamma che i nonni di alcuni miei compagni, sono ricchi?!”, di ingenuità “eravamo in cortile, e stavamo correndo all’indietro, ma con la testa davanti eh…” e pure di un pochino di cattiveria “xxx mi chiede sempre se lo voglio sposare e io gli dico di no, lui si arrabbia tantissimo e io invece me la rido di gusto!”.
Tobia ci fa dormire pochino, ma durante il giorno è tanto simpatico…fa pure dei timidi tentativi di ripetere qualche parola, ma la sua preferita in assoluto è “assh”, che io interpreto come “grazie” la maggior parte delle volte. Mi piace pensare che sia molto educato.
Riprendiamo le sane abitudini anche qui, con una cover dei Kiss, I was made for loving you, cantata da Gemma Lyon.

Buon weekend!

Piani per il weekend?

alberi_nel_lago

Si, questa volta mi sono permessa di pianificare il fine settimana! Abbiamo tutti bisogno di distrarci, divertirci e respirare aria buona, dopo la serie di malattie che ci hanno colpito.
E così venerdì, con spirito positivo, sono andata a prendere Anna.
Andare a prendere Anna all’asilo è un po’ come visitare un canile, dove gli ospiti ti guardano con i loro occhioni tristi dalle gabbiette; quando si entra in classe, infatti, i bimbi allungano le loro testoline per vedere la mamma (o il papà) di chi, si nasconde dietro la porta, ed il fortunato/a cambia immediatamente la sua espressione da triste/ansiosa a felice/vittoriosa, per poi uscire di corsa salutando quei poveracci che ancora aspettano.
Ieri pomeriggio ho assistito alla solita scena: ho aperto la porta, testoline curiose, occhi sorridenti di Anna. Aspettavo nel corridoio l’abbraccio della mia bimba, quando mi sono accorta che si era fermata a metà strada…pessimo segno, che può significare solo due cose: è triste per qualcosa che le è successo, sta male.
Ho cominciato a respirare profondamente.
“Ho tanto freddo mamma”
No dai.
“Non vedo l’ora di sdraiarmi sul divano”
Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!
Arrivati a casa, il termometro è stato spietato: 37.8 (diventati 38.8 dopo appena mezz’ora).

E così i piani per il weekend sono miseramente saltati: niente festa di compleanno oggi pomeriggio, e niente giornata sulla neve domenica. Il tutto quando ho smesso di prendere l’antibiotico da un solo giorno.
Questa catena di malessere non sembra intenzionata a spezzarsi, e la mia sanità mentale (che quella fisica ormai…) comincia a vacillare.
Poi guardo gli occhioni lucidi di Anna, sento i battiti del suo cuore accelerati, e ritrovo lucidità: distribuisco tachipirina, preparo tisane, metto olii essenziali in giro per la casa, accarezzo quel corpicino caldo e leggo tante tante storie, sperando che passi in fretta.

A voi, invece, non offrirò medicine o tisane, ma una cover: To love somebody, cantata da Ray Lamontagne e Damien Rice, buon ascolto.

E buon weekend!

 

Quando la mamma si ammala.

cielo_svedese

Quando si fa parte di una famiglia, ci vogliono amore, dedizione, comprensione, pazienza e un po’ di leggerezza per far funzionare le cose, e ciascun componente deve fare la sua parte anche nei giorni in cui non c’è poi tutto ‘sto amore nell’aria.
Se qualcuno si ferma, gli altri si devono attivare per coprirne le mancanze.
Difficile è quando a fermarsi è la mamma, ed è proprio quello che abbiamo vissuto negli ultimi giorni: stavo poco bene già da un paio di settimane, ma giovedì ho ceduto e mi sono trasformata in una specie di zombie.
Caos!!
Improvvisamente sono rimaste scoperte diverse attività, tipo portare e andare a prendere Anna all’asilo, fare la spesa, cucinare, occuparsi della casa e badare tutto il giorno a Tobia!
Perciò, nonostante Mirko e il preziosissimo aiuto dei nonni, ho sempre qualcosa da fare.
Da quando sono mamma, se mi ammalo, non posso mica passare la giornata a dormire, o a fare indigestione di film…LA giornatA, si…perché star male per più di un giorno è concesso solo in punto di morte, credo.

Sono ben lontani i giorni in cui ammalarsi era un’occasione preziosa per saltare qualche giorno di scuola e darsi al fancazzismo…bei tempi! Trascorrevo le giornate nel lettone dei miei, un po’ per ragioni di isolamento (condividevo la camera con mio fratello) e un po’ perchè loro in camera avevano la tv, venivo servita con ogni genere di conforto possibile e ricevevo amorevoli telefonate dalle amiche del cuore. Ricordo ancora di una volta in cui guardai ossessivamente Labyrinth per un numero imprecisato di giorni fino a completa guarigione (che avesse funzionato la formula “non hai alcun potere su di me”?)
Oggi malattia significa soltanto delirio logistico per tutti, qualche sconto per me sulle attività eccessivamente debilitanti, qualche corsa in farmacia, e niente più film per la sottoscritta, sono ormai costretta a vedere un cartone, così almeno i bimbi stanno tranquilli.
Per questo alle prime avvisaglie di un qualche malessere io e Mirko ci scambiamo sguardi carichi di Ommioddiono!

Oggi vi offro una canzone che affronta proprio il tema del tempo che passa, un po’ malinconica, un po’ come me in questi giorni. È un bel pezzo, eh…e con un grande interprete: Glen Hansard canta Place to be, di Nick Drake.

Buon weekend!