Weekend medievale.

 

 

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Un po’ di immagini dal fine settimana appena passato.
Siamo andati a visitare Castel Beseno, nei pressi di Rovereto, in occasione dell’evento “All’armi! All’armi!”, una rievocazione storica che ha animato il castello (già bellissimo di suo) con combattimenti in costume, giochi e musica del Cinquecento.
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Anna ha, giustamente, voluto indossare il suo copricapo da dama di corte, comprato durante un’altra manifestazione medievale, d’altronde qui in Trentino siamo pieni di castelli, che ci volete fare…
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Neanche a dirlo, i bambini erano un po’ spaventati dal suono dei tamburi (!!!)
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Il Villaggio dei giochi, invece, è stato molto apprezzato…da tutta la famiglia.

Buona settimana!

 

Agosto.

 

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Agosto è un mese che non mi è mai stato troppo simpatico.
Generalmente sono già stata in vacanza, e quindi l’estate mi sembra un po’ finita, mentre tanti amici sono in ferie e non si sa mai chi chiamare…e poi c’è Ferragosto, una di quelle inutili ricorrenze in cui bisogna per forza festeggiare (…ma cosa?), e che ti obbliga a rispondere alla fatidica domanda “voi che fate a Ferragosto?”
Praticamente un odioso assaggio del ben peggiore “voi che fate a Capodanno?”
Quest’anno, però, agosto me lo vorrei proprio godere assieme ad Anna e Tobia, mettendo da parte i miei preconcetti, perchè a settembre ci saranno importanti nuovi inizi per loro.
Tobia comincerà la scuola dell’infanzia. E questo significa che non sarà più il bambino piccino che ascolta sempre la sua mamma (ammesso che prima lo facesse…), e che, quando andrò a prenderlo, le maestre me lo consegneranno…vivo! Non saprò più se ha mangiato, dormito, litigato con qualcuno, se la sua è stata una buona giornata…nulla.


Anna invece affronterà la prima elementare. E questa è una cosa enorme!!! Insomma, la scuola quella vera, basta infanzia…ci saranno pomeriggi di compiti, amicizie intense e sempre più indipendenza. E non ci sarà nemmeno più qualcuno che me la consegna personalmente, uscirà dal portone assieme ad una mandria di bambini di ogni età.


E io non sono pronta.
Vederli crescere è una gioia, saperli più indipendenti mi riempie di orgoglio ( e mi fa pure tirare un po’ il fiato in certe occasioni…), ma mi mancheranno sempre le loro guance cicciotte e i loro occhioni pieni di stupore.
Stai a vedere che stavolta agosto mi piacerà, e farò pure un festone per il 15!

La Puglia nel cuore.

 

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In realtà siamo tornati già da un paio di settimane, e dopo giorni e giorni di lavatrici eccomi qui con alcune immagini della nostra vacanza.
Quest’anno ci siamo avventurati fino in Puglia, ospiti di un delizioso villaggio, il Riviera Camping Village, posto ideale per una vacanza rilassante, dove godersi il mare e riempirsi la pancia con le delizie del posto.
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Il Villaggio si trova su di una striscia di terra tra il mare e il Lago di Varano (potevamo forse stare lontani da un lago?).
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Le nostre vacanze con i bambini, sono fatte di giornate che iniziano la mattina presto, tanti bagni al mare, giochi con la sabbia e poco altro…
Ci siamo concessi un paio di uscite serali, ma la nostra Anna si è addormentata in macchina prima ancora di arrivare al ristorante, per capirci!
Perciò abbiamo organizzato una gita a misura di bambino, al Museo Paleontologico dei dinosauri (nuova grande passione di Anna e di Tobia), e così, dopo un’ora di viaggio nell’entroterra, accompagnati da due vocine entusiaste che urlavano “di-no-sau-ri!!”, siamo arrivati a destinazione. Giusto il tempo di pagare il biglietto d’ingresso, e Tobia ha cominciato a piangere disperato, terrorizzato da un piccolo T-rex.
Lui il giro del parco non l’ha proprio voluto fare, Anna invece, dopo aver superato una certa preoccupazione inziale, si…per fortuna!!
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Ci siamo trovati benissimo, e poi…vabbeh…a me basta essere in vacanza con la mia famigliola ed ogni cosa mi sembra splendida, il mare della Puglia, però, lo è davvero.
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Gli anni più belli.

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Durante le nostre vacanze estive di un paio d’anni fa, un amico dei miei genitori, un simpatico signore sulla settantina, passava ogni giorno a salutarci per fare due chiacchiere e (soprattutto) per guardare Tobia.
Il piccolo aveva 9 mesi, gattonava e tentava di alzarsi in piedi ovunque trovasse appigli, continuando a cadere e a farsi male, si svegliava all’alba e faticava a dormire durante il giorno, e noi eravamo sfiniti.
Quel signore allora ci ha detto una cosa: “Mentre li vivi, questi anni, sembrano difficili e non vedi l’ora che passino. Poi però, quando i figli sono cresciuti e tu sei invecchiato, ti rendi conto che sono stati gli anni più belli.”
Da allora cerco sempre di tenere a mente queste parole, specialmente nei momenti più difficili.
E dato che queste ultime settimane mi hanno messa alla prova, volevo ricominciare a scrivere qui ricordandomi che hey, questi sono (probabilmente) gli anni più belli!
Segue un riassunto delle settimane passate.
Non che sia successo qualcosa di grave, ma…mi sono sentita un po’ persa…ho visto le persone che amo di più, in difficoltà, senza sapere come aiutarle.
Ho litigato parecchio con me stessa e mi sono messa in discussione, per aver ascoltato un parere altrui, che peraltro non condividevo nemmeno.
Sono uscita da sola con Mirko, per la prima volta da quando è nato Tobia, e mi sono divertita tanto.
Ho passato una notte in bianco, per la prima volta dopo decenni, ma non nella stessa serata.
La notte in bianco l’abbiamo trascorsa insieme a Tobia, dopo una serata al pronto soccorso, a causa di un cattivissimo virus intestinale, dal quale il mio bimbo deve ancora riprendersi.
Merida, come al solito, ha vomitato anche lei per solidarietà. Sul mio scendiletto.
E niente, sono chiusa in casa e svolgo con gioia le seguenti attività: cucino riso in bianco, litigo con Tobia per farlo bere a piccoli sorsi, faccio mangiare cioccolato e fragole ad Anna di nascosto dal fratellino, faccio lavatrici e guardo un sacco di cartoni animati…si, con gioia, perchè in fondo sono i miei anni più belli!

Istanti.

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Ci sono dei momenti in cui guardo i miei figli, e per un attimo riesco ad immaginare come saranno da adulti.
Succede all’improvviso, mentre li sto aiutando a lavarsi i denti, o li osservo giocare, o quando stiamo per uscire di casa…per un istante riesco a cogliere nel loro volto una fisionomia adulta.
E non lo so se sto soltando notando qualche somiglianza con un familiare, o se invece sono di fronte ad una loro particolare espressione che mi e li accompagnerà per la vita: quando si vestiranno in autonomia e usciranno con i loro amici, quando andranno a vivere da soli e verranno a trovarmi nel fine settimana.
Lo so che suona un po’ (troppo?) sentimentale e melenso, ma sono istanti rari e preziosi che mi emozionano sempre tanto, come se avessi il privilegio di osservare dal buco della serratura della loro vita futura.

L’intervista.

 

 

 

Qualche giorno fa ho letto un articolo di Claudio Rossi Marcelli, Visti dai figli, nel quale il giornalista chiede ai suoi tre figli alcune cose di lui, per capire cosa conoscono del loro padre e come lo vedono. Beh…qualche ora dopo mi sono ritrovata a fare le stesse domande ad Anna, riguardo Mirko e me.
E’ stato interessante vedere come Anna fosse stupita, quando le abbiamo chiesto se le andava di rispondere ad alcune domande sui suoi genitori, e devo dire che ha preso la cosa molto seriamente.
Alla prima domanda “Cosa ti dico sempre?” ha reagito come se esistessero una risposta giusta ed una sbagliata, con un “…che mi vuoi bene?”, quando sia io che Mirko sappiamo benissimo che le frasi più ricorrenti sono (ahimè) “stai seduta a tavola” e “giù le mani da tuo fratello”.
Tutto bene, fino a quando siamo giunti alla domanda sull’età.
Anna, nonostante se ne sia già parlato, non ha la più pallida idea di quanti anni abbiamo…e così ha tirato ad indovinare: 20 anni al suo papà, e 50 (!!!) a me.
Mi sono rincuorata, però, al quesito “Cosa non so fare?”, perchè, nel mio caso, ci ha pensato un po’ e poi ha detto “Non mi viene in mente niente…”
Io intanto sbeffeggiavo Mirko, che invece, a quanto pare, qualche limite ce l’ha!
E’ divertente scoprire come siamo agli occhi dei nostri figli, e consiglio anche a voi di fare queste domande ai vostri bimbi…vi stupiranno!
Ah…in tema Visti dai figli, le foto che vedete sopra ce le ha scattate Anna.

 

Nel weekend.

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Tra una malattia e l’altra, nel weekend siamo riusciti ad uscire tutti e quattro insieme per ben un’ora!!
Ci siamo avventurati nientemeno che fino al parco vicino casa (5-10 minuti di strada a piedi).
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Lì abbiamo trovato un gazebo vuoto, rimasuglio dei mercatini di Natale ancora da smantellare completamente, per il quale i bimbi hanno mostrato un entusiasmo davvero esagerato…il bello dell’essere bambini, no?
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Sperando di ampliare il nostro campo d’azione prossimamente…vi auguro un buon inizio di settimana!
Io e Tobia, per la cronaca, siamo ancora a casa malaticci.

 

 

 

Fino a qui, tutto bene.

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Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.
Citazione dal film L’odio.

Quando sei chiusa in casa da più di cinque giorni con due bambini ammalati, le giornate sembrano esattamente questo: una caduta libera da un palazzo di 50 piani.
Ogni piano corrisponde ad un piccolo passo avanti compiuto con gli affatto collaborativi esserini, che, in quanto malati, tendono a lamentarsi di qualsiasi cosa, ad essere in perenne disaccordo fra di loro su svariati argomenti (con cosa giocare, quale libro leggere, che cartone guardare, cosa mangiare) e a richiedere morbosamente la mia attenzione.
Abbiamo finito la colazione. Fino a qui, tutto bene.
Tobia ha fatto l’areosol. Fino a qui, tutto bene.
I bambini giocano con i lego e sono (solo) le 9. Fino a qui, tutto (abbastanza) bene.
Hanno mangiato la frutta di metà mattina. Fino a qui, tutto bene.
E poi pranzo, pisolino, altri giochi, un cartone (devo sopravvivere pure io!!), cena, bagnetto e nanna…avanti così fino al mio schianto finale sul divano, in stato semi-cosciente.
Solo che non si tratta mai di un atterraggio definitivo, perchè il giorno dopo ricomincia con un’altra caduta.

Free Falling mi pareva il titolo giusto per la cover di oggi, e John Mayer il perfetto interprete da offrirvi.

Buon weekend!

Rivalutare.

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Sperando di non aver sconvolto nessuna futura mamma in dolce attesa col mio post precedente…oggi voglio farvi rivalutare il compleanno di Tobia, parlandovi di un aspetto decisamente più leggero…la festa!!
Ecco come ho allestito il tavolo (magari cercate di non fare caso al delirio che c’è sullo sfondo).
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Per le decorazioni è stato bello coinvolgere i bambini nella raccolta delle foglie, Anna poi mi ha aiutato a metterle sul filo con delle mollettine di legno (che ho trovato in un negozio 99 cent), ed era molto soddisfatta di aver contribuito alla preparazione della festa…tant’è che il festone è ancora appeso in cucina, per la cronaca.
E poi gusci di ghiande colorati, candeline da tè dentro alle mele verdi, un bel bouquet di foglie secche, e dei simpatici animaletti e alberi di carta (un gioco che avevano regalato ai bimbi tempo fa).
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Ed ora vogliamo non rivalutare la zucca? Adoperata per lo più come decorazione autunnale, io ci ho fatto una torta davvero deliziosa, per la quale ho seguito questo procedimento; per quanto riguarda gli ingredienti, avendo trovato la ricetta su di un blog USA, ho tradotto e convertito le unità di peso, e questo è il risultato.

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TORTA SPEZIATA DI ZUCCA

120 gr. di farina 00
100 gr. di zucchero di canna
115 gr. di zucchero bianco
115 gr. di burro
220 gr. di zucca
2 uova
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di zenzero
1/2 cucchiaino di noce moscata

Per la crema:
200 gr di formaggio spalmabile
120 gr di burro
50 gr di zucchero di canna
1/2 bacca di vaniglia
1/2 cucchiaino di cannella
500 gr. di zucchero a velo

Ho tagliato a fette la zucca e l’ho messa a cuocere in forno dentro ad un cartoccio per circa 40 minuti a 200° (comunque fino a che non diventa molto morbida), una volta fatta raffreddare un pochino l’ho schiacciata con una forchetta fino a renderla cremosa.
A questo punto ho mescolato le polveri: farina, lievito, bicarbonato e spezie. Nel robot da cucina ho lavorato il burro con i due tipi di zucchero, ho poi aggiunto le uova, la zucca e infine la farina e gli altri ingredienti secchi precedentemente amalgamati.
Ho cotto il tutto dentro una teglia rettangolare a 180° per 20-25 minuti.
Per la crema ho lavorato burro, formaggio spalmabile, zucchero di canna e aromi assieme, fino ad ottenere un’impasto omogeneo, poi ho aggiunto un po’ alla volta lo zucchero a velo.
Una volta raffreddata la torta rettangolare ho ritagliato 3 cerchi (vedi ricetta originale) e ho poi assemblato i vari strati con la crema, con l’aiuto di un cartoncino, che ho messo tutto attorno al primo disco di pasta, per mantenere stabile la torta in frigo. Una volta raffreddata la torta rimane perfettamente in piedi senza aiuto!
Come avrete notato, rispetto all’originale, non ho realizzato le pepite di zucchero caramellato con i semi di zucca, perchè non credo proprio che i miei bimbi le avrebbero gradite (semi in una torta???!).

E dopo il dolce, un po’ di musica per augurarvi un buon fine settimana: oggi voglio farvi rivalutare un gruppo di fratelli che negli anni 90 aveva raggiunto il successo con delle canzoni piuttosto discutibili.
A distanza di anni gli Hanson (!!!) dimostrano, a mio modesto parere, di saper cantare, quantomeno con questa cover di Ain’t no sunshine, voi che ne pensate?

Buon weekend!

 

2 anni.

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Il 29 ottobre di due anni fa è stata una delle giornate più lunghe e difficili della mia vita, ma anche una delle più belle.
Era una domenica notte quando mi si sono rotte le acque, ma soltanto il pomeriggio del lunedì ero andata in ospedale assieme a Mirko, mentre i miei genitori andavano a prendere Anna all’asilo e le dicevano che il fratellino era (più o meno) in arrivo.
Dato che ancora non avevo contrazioni, ero stata ricoverata in tutta tranquillità, ed avevo trascorso in ospedale una lunga, lunga notte, durante la quale avevo aspettato invano che cominciasse il mio travaglio, ascoltando (ahimè) le sofferenze bisbigliate della mia vicina di letto, che invece il suo travaglio lo stava vivendo, interrotta da brevi conversazioni con l’ostetrica del reparto, che mi ripeteva con lieve imbarazzo e agitazione “niente contrazioni vero? perchè le sale parto sono piene…”, ed ero miracolosamente riuscita pure a riposare un po’.
Il lunedì mattina, dopo colazione, ricordo una sorridente dottoressa che mi annunciava l’imminente induzione al parto…ok, era il mio momento, non ero esattamente entusiasta che avvenisse così, senza che fosse Tobia a deciderlo…ma dopo la rottura delle acque il piccolo non prendeva l’iniziativa, perciò era l’unica strada. Erano le 10:30.
Due ore e mezza dopo stavo male, ma nessuno sembrava preoccuparsene (a parte Mirko, certo). Le ostetriche erano impegnate nel passaggio di consegne per il cambio turno, e mi liquidavano con frasi poco incoraggianti “Vabbeh che è il secondo figlio, ma è ancora presto, faccia due passi!” e “Perchè non prova a fare una doccia?”.
Io la doccia l’ho fatta, e quando sono uscita ho suonato per l’ennesima volta il maledetto pulsante che mi collegava alle impegnatissime ostetriche, e infatti è stato ad una (sfortunata) OSS che ho detto “Io sto spingendo!” con pochissima cortesia.
Da lì in poi ricordo improvvisamente gente che correva, un sacco di persone nella mia sala parto, espressioni cariche di preoccupazione e frasi concitate.
“PREPARIAMOLA PER IL CESAREO!”
“Io intanto spingo?”
“Si, si…tranquilla” (eh, certo…)
“NON C’È TEMPO!”
“VENTOSA!”
Io chiudevo gli occhi per tentare di non farmi spaventare troppo da quello che stava succedendo, perchè, anche se non sapevo cosa, avevo capito che non era nulla di buono.
In 20 minuti Tobia è nato.
L’hanno portato immediatamente via, l’ho soltanto visto in braccio alla pediatra per pochi secondi. Erano le 14:50.
Se Mirko non fosse stato lì con me, credo che avrei perso la testa, invece mi sono fatta solo un piantino mentre l’ostetrica mi ricuciva.
Quattro ore dopo ho rivisto il mio bambino, assieme ad Anna (che era poco impaziente di conoscerlo!!), l’ho preso in braccio, al nido, per un paio d’ore, per poi rimetterlo nella sua culla termica. Soltanto alle 3 di notte mi sono finalmente e definitivamente riappropriata di mio figlio, e da allora io e Tobia siamo inseparabili.
In questi due anni, credo di aver sopperito alla mancanza di coccole delle sue prime ore di vita, ampliamente. Certo lui fatica ancora molto a separarsi da me, ma forse è la conseguenza di questo inizio così brusco e burrascoso, che fortunatamente non ha avuto altre conseguenze sulla sua salute, e che fortunatamente lui non ricorderà, se non attraverso i nostri racconti.
Buon compleanno piccino!