Pianificazione.

pianificazione

 

 

Si, è vero, mi sono presa una piccola pausa dal blog.
Colpa degli eccessivi festeggiamenti per il mio post numero 100 (!!!)? No.
Il fatto è che, nonostante avessi un pezzo già pronto (cosa rarissima per me), non volevo pubblicare nulla prima di capire bene come proseguire qui. Purtroppo non riesco sempre a scrivere quanto vorrei, e ultimamente mi ero ridotta a farlo solo di venerdì, e dovendo pure trovare una cover…perciò ho deciso che il venerdì vi offrirò come sempre, qualcosa da ascoltare, ma scriverò negli altri giorni della settimana.
Ammetto che mi piacerebbe fare una pianificazione seria, divisa per argomenti, sicura di avere sempre qualche foto da mostrarvi, nuove storie da raccontarvi, progetti e idee da spiegarvi…ma conosco i miei limiti, e vi posso solo promettere che scriverò. Un po’ quel che mi pare e quando mi capita!
Detto questo (ammesso che vi potesse interessare), mi va di ricominciare proprio di venerdì, come il primo giorno di questo 2016, perciò con una cover, e con un omaggio.
A David Bowie, artista che ho conosciuto non per le sue canzoni, ma grazie ad un film, Labyrinth, che me lo aveva fatto amare all’istante, e che mi aveva portato poi ad apprezzare la sua musica.
Vi offro Space Oddity, interpretata dall’ottimo Passenger.


Buon weekend!

Aspettando l’anno nuovo.

capodanno

 

Io, Anna e Tobia. Saremo solo noi tre stasera.
Non siamo stati abbandonati, eh…ma quest’anno va così.
I bimbi stanno facendo “aperitivo” con taralli e mele (strana abbinata, lo so, ma l’hanno scelto loro!), Merida riposa nel punto più caldo della casa, mentre io preparo la pizza e mi bevo un radler, domandandomi se riuscirò ad arrivare sveglia alla mezzanotte, ammesso che abbia un senso, dato che sarei da sola…ma l’idea di far finta che sia una serata qualunque un po’ mi disturba. Perciò, forse, resisterò fino alla fatidica ora e sveglierò Anna soltanto per farle vedere i fuochi d’artificio, che si vedono tanto bene dalla finestra del soggiorno.
Questo Natale mi ha riservato diverse sorprese…un augurio inaspettato, un regalo dell’ultimo minuto, nuove vite in arrivo (non per me, niente altri bambini per ora, grazie!), l’annuncio di un evento importante e tanto tanto affetto, perciò è con un po’ di nostalgia che saluto questo 2015.
Mi aspetto tante altre novità dall’anno nuovo, spero sarà un anno di cambiamenti.
A voi un augurio musicale, anche se non è venerdì…due attori, Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Levitt, alle prese con un classico di fine anno, What are you doing new years eve?


Buon anno!!

 

Per Natale vorrei.

addobbo

 

 

Quest’anno Anna e Tobia hanno già scritto e spedito la letterina a Babbo Natale, con le loro personali richieste…io invece voglio lasciare qui la mia lista di desideri natalizi.
Per Natale vorrei che non ci fossero ansia e preoccupazione attorno ai giocattoli da comprare per figli o nipoti, vorrei che i regali non fossero i protagonisti della giornata, e che i bambini ricevessero felici qualsiasi dono, anche se non si tratta di quello che avevano esplicitamente richiesto.
Vorrei che dove e con chi trascorrere la giornata di Natale non diventassero motivo di liti e invidie familiari, vorrei che prevalesse la voglia di stare insieme per condividere un giorno speciale, accogliendo il maggior numero di persone, e senza preoccuparsi d’altro che non siano lo star bene e il volersi bene.
Vorrei riuscire a vedere quanti più amici possibile, durante queste vacanze, perchè i figli, ahimè, limitano non poco la vita sociale dei loro genitori, e le festività possono essere un buon momento per recuperare qualche rapporto.
E poi vorrei…compiere 25 anni, anzichè 35 (!!!) come succederà alla viglia di Natale, e trascorrere molto tempo in casa con infinite scorte di prosecco e di dolci, ma senza metter su nemmeno un chilo.
E qui mi sa che nemmeno S. Lucia, Babbo Natale e la Befana messi insieme potrebbero aiutarmi…

Per chi, invece, desiderasse una cover, posso accontentarvi io!
Oggi tocca a Santa Baby, altro classico brano natalizio, in una versione molto poco classica, ma assai divertente del Gay Men’s Chorus of Los Angeles.


Buon weekend!

 

Fino a qui, tutto bene.

piastre

 

 

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.
Citazione dal film L’odio.

Quando sei chiusa in casa da più di cinque giorni con due bambini ammalati, le giornate sembrano esattamente questo: una caduta libera da un palazzo di 50 piani.
Ogni piano corrisponde ad un piccolo passo avanti compiuto con gli affatto collaborativi esserini, che, in quanto malati, tendono a lamentarsi di qualsiasi cosa, ad essere in perenne disaccordo fra di loro su svariati argomenti (con cosa giocare, quale libro leggere, che cartone guardare, cosa mangiare) e a richiedere morbosamente la mia attenzione.
Abbiamo finito la colazione. Fino a qui, tutto bene.
Tobia ha fatto l’areosol. Fino a qui, tutto bene.
I bambini giocano con i lego e sono (solo) le 9. Fino a qui, tutto (abbastanza) bene.
Hanno mangiato la frutta di metà mattina. Fino a qui, tutto bene.
E poi pranzo, pisolino, altri giochi, un cartone (devo sopravvivere pure io!!), cena, bagnetto e nanna…avanti così fino al mio schianto finale sul divano, in stato semi-cosciente.
Solo che non si tratta mai di un atterraggio definitivo, perchè il giorno dopo ricomincia con un’altra caduta.

Free Falling mi pareva il titolo giusto per la cover di oggi, e John Mayer il perfetto interprete da offrirvi.

Buon weekend!

2 anni.

Comple_Tobia

 

 

Il 29 ottobre di due anni fa è stata una delle giornate più lunghe e difficili della mia vita, ma anche una delle più belle.
Era una domenica notte quando mi si sono rotte le acque, ma soltanto il pomeriggio del lunedì ero andata in ospedale assieme a Mirko, mentre i miei genitori andavano a prendere Anna all’asilo e le dicevano che il fratellino era (più o meno) in arrivo.
Dato che ancora non avevo contrazioni, ero stata ricoverata in tutta tranquillità, ed avevo trascorso in ospedale una lunga, lunga notte, durante la quale avevo aspettato invano che cominciasse il mio travaglio, ascoltando (ahimè) le sofferenze bisbigliate della mia vicina di letto, che invece il suo travaglio lo stava vivendo, interrotta da brevi conversazioni con l’ostetrica del reparto, che mi ripeteva con lieve imbarazzo e agitazione “niente contrazioni vero? perchè le sale parto sono piene…”, ed ero miracolosamente riuscita pure a riposare un po’.
Il lunedì mattina, dopo colazione, ricordo una sorridente dottoressa che mi annunciava l’imminente induzione al parto…ok, era il mio momento, non ero esattamente entusiasta che avvenisse così, senza che fosse Tobia a deciderlo…ma dopo la rottura delle acque il piccolo non prendeva l’iniziativa, perciò era l’unica strada. Erano le 10:30.
Due ore e mezza dopo stavo male, ma nessuno sembrava preoccuparsene (a parte Mirko, certo). Le ostetriche erano impegnate nel passaggio di consegne per il cambio turno, e mi liquidavano con frasi poco incoraggianti “Vabbeh che è il secondo figlio, ma è ancora presto, faccia due passi!” e “Perchè non prova a fare una doccia?”.
Io la doccia l’ho fatta, e quando sono uscita ho suonato per l’ennesima volta il maledetto pulsante che mi collegava alle impegnatissime ostetriche, e infatti è stato ad una (sfortunata) OSS che ho detto “Io sto spingendo!” con pochissima cortesia.
Da lì in poi ricordo improvvisamente gente che correva, un sacco di persone nella mia sala parto, espressioni cariche di preoccupazione e frasi concitate.
“PREPARIAMOLA PER IL CESAREO!”
“Io intanto spingo?”
“Si, si…tranquilla” (eh, certo…)
“NON C’È TEMPO!”
“VENTOSA!”
Io chiudevo gli occhi per tentare di non farmi spaventare troppo da quello che stava succedendo, perchè, anche se non sapevo cosa, avevo capito che non era nulla di buono.
In 20 minuti Tobia è nato.
L’hanno portato immediatamente via, l’ho soltanto visto in braccio alla pediatra per pochi secondi. Erano le 14:50.
Se Mirko non fosse stato lì con me, credo che avrei perso la testa, invece mi sono fatta solo un piantino mentre l’ostetrica mi ricuciva.
Quattro ore dopo ho rivisto il mio bambino, assieme ad Anna (che era poco impaziente di conoscerlo!!), l’ho preso in braccio, al nido, per un paio d’ore, per poi rimetterlo nella sua culla termica. Soltanto alle 3 di notte mi sono finalmente e definitivamente riappropriata di mio figlio, e da allora io e Tobia siamo inseparabili.
In questi due anni, credo di aver sopperito alla mancanza di coccole delle sue prime ore di vita, ampliamente. Certo lui fatica ancora molto a separarsi da me, ma forse è la conseguenza di questo inizio così brusco e burrascoso, che fortunatamente non ha avuto altre conseguenze sulla sua salute, e che fortunatamente lui non ricorderà, se non attraverso i nostri racconti.
Buon compleanno piccino!

Da donna a donna.

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Ci sono diverse cose che vorrei riuscire a trasmettere ad Anna, quando sarà cresciuta…una di queste è l’amore per le donne.
Ho passato l’adolescenza pensando che i maschi fossero di gran lunga più fichi (passatemi il termine, ma era proprio ciò che pensavo) delle femmine…il mio genere d’appartenenza era decisamente troppo frivolo per i miei gusti, e faticavo a trovare solidarietà e comprensione, o forse le cercavo con poca convinzione…finendo per vedere soltanto invidia e tante tante critiche feroci.
Avevo le mie amiche, poche, ma mi ritrovavo molto di più nella semplicità maschile.
Oggi, alla veneranda età di (quasi) 35 anni, apprezzo finalmente ciò che è femminile, e adoro le chiacchiere tra donne.
Forse è proprio quell’essere diventate donne, a cambiare l’equazione, assieme al fatto di averne conosciute diverse che sono proprio in gamba; sicuramente il fatto di essere anche mamme, e quindi meno concentrate su noi stesse, ci rende più solidali tra noi, essendo tutte abbondantemente incasinate.
Di sicuro ho accettato il fatto che uomini e donne sono diversi, cosa che per anni ho negato in nome di una parità utopistica. Sostengo sempre la parità tra sessi, ma riconoscendo le innegabili differenze che ci sono, e che si acuiscono sempre di più, ahimè, con il passare degli anni.
E poi ho scoperto quanto sia bello confrontarsi con chi ha valori diversi dai tuoi, “rubando” le cose buone, riflettendo su quanto non ci sembra condivisibile, appianando sempre più le diseguaglianze in nome di una riscoperta appartenenza.
Spero che Anna non abbia tutti i pregiudizi che ho avuto io, da ragazza, nei confronti delle mie coetanee, spero riesca a trovare quel sostegno e quella solidarietà femminile che a me sono un po’ mancate, e che, in alcuni momenti, sarebbero state di grande aiuto.

Vi offro Oh, Pretty Woman, in una cover di John & Jacob.

Buon weekend!

Ordine.

ordine

 

 

Dopo aver letto questo post circa la vita dei blog (sono ormai
desueti e destinati alla morte? nascono, ormai, solo per diventare fonte di guadagno per chi li scrive? quali sopravviveranno?), mi sono interrogata sul motivo per cui ho aperto il mio blog.
L’ho fatto in parte per la mia sanità mentale, per obbligarmi a pensare un po’ più in là dei miei bambini (pur scrivendo anche di loro), in parte perché amo scrivere da sempre e non lo facevo da troppo tempo, in parte per mettere in ordine un po’ di cose.
I figli si portano appresso un’ondata di caos che travolge la vita dei genitori…caos emotivo, ma anche vero e proprio disordine, fatto di lego che ti si conficcano nei piedi quando meno te lo aspetti, di calzini che compaiono in ogni angolo della casa (preferibilmente sporchi e spaiati), di briciole sul divano e tanto tanto altro.
Passo molto tempo a mettere a posto giocattoli, rifare letti, rassettare stanze, riporre vestiti…altrui, e mai come ora sento il bisogno di mettere in ordine i miei cassetti, i miei ricordi, i miei buoni propositi, la mia persona, i miei sentimenti, le mie idee. Poi però, il tempo che dedico a pensare (davvero) a me stessa è poco, anche perché mi sembra sempre di sottrarlo a qualcosa/qualcuno di più importante.
Quante volte ho detto ad Anna e Tobia “c’è qui la mamma, ora è tutto a posto”? Ora con me non funziona più…non sono più in quella fase della vita in cui una semplice frase riusciva a sistemare ogni cosa.
Ecco, questo blog, oltre ad essere un ordinatissimo album dei ricordi passati, mi aiuta a rimanere focalizzata sui miei obiettivi futuri, mi aiuta a metterMi in ordine.

 

Nota: la foto di cui sopra, non è stata preparata ad hoc. Il povero Ken l’ho trovato proprio così, qualche tempo fa…probabilmente in hangover dopo una seratona con Elsa e un Minipony.

Autunno dalla A alla Z

stivali

 

A come addobbi. Dopo i lunghi mesi estivi, ricominciare a decorare la casa (con zucche, foglie, pigne…) la rende più accogliente.
B come berretti. L’aria fredda che c’è al mattino e le orecchie dei bimbi non vanno d’accordo, e poi a me i berretti piacciono.
C come castagne. Quelle “matte” da raccogliere al parco, e quelle da mangiare nei primi pomeriggi bui.
D come danza. Da sempre in autunno ricominciavo con le lezioni di danza, è andata così per tanti tanti anni (25 più o meno). Quest’anno però sarà Anna ad iniziare il suo primo corso di danza.
E come esagerazioni. Si possono incontrare sia la ragazza in shorts e maglietta, che c’è ancora un filino di sole e io c’ho ancora un filino di abbronzatura, sia la signora con i moonboot e la giacca a vento, che sono un filino freddolosa.
F come fotografia. Mi sono iscritta ad un corso di fotografia che inizierà ad ottobre, chissà che le immagini su questo blog non migliorino un po’…
G come ghiande. Belle ed autunnali, le ho usate assieme alla lana per farne degli addobbi natalizi due anni fa, mi hanno ispirato il berretto di Tobia l’anno scorso, e quest’anno chissà…
H come hairstylist (si, lo so che parrucchiera andava bene uguale, ma l’H mi metteva proprio in crisi). I miei capelli crescono in modo disordinato e selvaggio da anni ormai, c’è bisogno di addomesticarli, e pare che la fine dell’estate sia un buon periodo per farlo.
I come infusi. Divano + infuso sono un must nelle serate d’autunno.
L come lavoro. Devo trovare qualcosa da fare. Punto.
M come malattie. Inutile illudersi, i miei figli vanno all’asilo e si ammaleranno, contagiando a turno me e Mirko (per la cronaca, già sono iniziati i primi smoccolamenti).
N come nonni. I miei genitori fanno vita nomade in estate (beati loro!!), perciò ora possiamo ricominciare a goderci la loro compagnia e il loro supporto.
O come ordine. Durante i due mesi di mamma a tempo pieno di due creature, qualcosa si doveva pure tralasciare per sopravvivere, ed io ho scelto la mia casa, e lei me lo ricorda sfacciatamente ogni giorno. E poi si, pure io ho letto Il magico potere del riordino, e devo fare qualcosa.
P come passeggiate. In questa stagione, le temperature ideali e i colori meravigliosi che offre la natura, rendono ogni passeggiata un po’ magica.
Q come “quando faccio il cambio stagione?” ma anche “quando si fa il cambio dell’ora?” Ovvero i grandi interrogativi autunnali: sono certa che se faccio il cambio stagione dell’armadio, ci sarà un insolito aumento delle temperature che mi farà rimpiangere i sandali. Il cambio dell’ora, invece, rimane per me un mistero…quand’è? Si sposta in avanti o indietro? Insomma, dormo di più o di meno? (ah…no, ho due figli piccoli…quanto dormo dipende solo da loro)
R come regali. Di solito comincio a fare liste per quelli di Natale, faccio ricerche online…insomma, ha inizio la Babbo Natale metamorfosi.
S come stivali di gomma. Chi non li aveva da bambino? Io ce li ho pure adesso, e non vedo l’ora di indossarli.
T come torte. Finito il caldo, si può di nuovo usare il forno, e…che la produzione di dolci abbia inizio! Ci saranno pure un paio di torte di compleanno da preparare.
U come uncinetto. Mi piace, in questo momento dell’anno, realizzare piccole cose da regalare agli amici, ma anche per noi.
V come vin brulè. Che ti bevi con le castagne sennò?
Z come zucca. Ovunque: in muffin, torte, minestre, risotti, caffè…e ovviamente come decorazione!

Distacchi

distacchi

 

 

Settembre è cominciato già da un po’, ed io sono stata concentratissima su Tobia e il suo ingresso all’asilo nido, che si è rivelato più difficile del previsto.
Devo ammettere che non ero affatto preparata, dato che con Anna era stato tutto fin troppo facile (mai versata una lacrima), ed anche se ero sicura che il mio bimbo avrebbe pianto, quello che non sapevo era come sarei stata io.
E io sono stata malissimo.
Purtroppo, nel bel mezzo dell’inserimento, la maestra di Tobia si è ammalata, e quindi ho dovuto lasciarlo triste e disperato nelle braccia di una perfetta sconosciuta (per lui) proprio nel giorno in cui si sarebbe fermato da solo anche a pranzo…e quando dico triste e disperato, intendo che me l’hanno dovuto strappare di dosso mentre con le lacrime agli occhi urlava “maaaaaammaaaa”.
Potevo mettermi a piangere e urlare pure io?! Per qualche motivo…no.
E così me ne sono andata fingendo compostezza e tranquillità, ed ho vagato per due ore senza sapere cosa fare, completamente persa…domandandomi se ero diventata una di quelle mamme fragili, generatrici di maschi italici mammoni-futuri bamboccioni, domandandomi se ero davvero io la stessa mamma di quella gioiosa bambina indipendente che è Anna.
Camminavo e la mia testa non la smetteva di fare domande: con quale dei due ho sbagliato? Troppo attaccata al maschio? Troppo poco affetuosa con la femmina? Sto causando un trauma irreparabile al mio secondogenito?
Finchè non sono arrivate le risposte.
Si, ho sicuramente sbagliato qualcosa con entrambi i miei figli, e ci sono ottime probabilità che continuerò a farlo.
Anna e Tobia sono diversi, reagiscono alle cose in modo diverso, e hanno bisogno di cose diverse.
Fortunatamente i bambini attingono a risorse che spesso noi adulti non immaginiamo nemmeno, dimostrandosi più forti di noi.
In fondo il viaggio di un genitore è bello per questo: si scoprono sempre nuove caratteristiche dei propri figli, e nuovi aspetti di sé stessi.

Comunque è finita anche la terza settimana di nido, e Tobia da giovedì (!!) ha cominciato a rilassarsi un pochino…non è ancora del tutto convinto che questa cosa dell’asilo faccia per lui, ma se ne farà una ragione, spero!
E infine…è venerdì, ed avendo (in parte) recuperato le mie facoltà mentali, sono ritornata in questo posto anche per offrirvi la consueta cover. Il pezzo mi piace moltissimo, ed è Son of a preacher man, e la versione è di Roo & The Howl.

Buon weekend!

 

Vita da spiaggia.

spiaggia

Vivere al lago è bellissimo, noi ce lo godiamo il più possibile, ma devo ammettere che quest’anno ero piuttosto preoccupata all’idea di doverci andare da sola, con due bimbi piccoli entrambi deambulanti e attratti dall’acqua (ebbene si, anche Tobia si è lanciato).
Come per tutte le altre cose, invece, basta organizzarsi un po’ e tutto diventa più semplice.
Ecco i miei trucchi per affrontare la spiaggia (del lago, ma credo valga anche per il mare) senza aiuto:

  1. la crema protettiva la metto a casa, ad almeno uno dei due bimbi, e a me stessa. Il momento migliore per i piccoli di scappare in acqua, infatti, è mentre ti metti la crema, preferibilmente quando te la stai spalmando in faccia, rischiando di ficcartela in un occhio, accecandoti.
  2. la borsa dei giochi da spiaggia è sempre in macchina da giugno a settembre, dimenticarla sarebbe gravissimo.
  3. è necessario rifornirsi di piccoli snack, perchè dopo ogni bagno i bambini devono mangiare qualcosa (sia che facciano 2 bagni o 10)
  4. non ascoltate gli istruttori di nuoto (non me ne vogliano…), se siete da sole in spiaggia con due o più bambini, mettetegli i braccioli! Fare il bagno potrà diventare un’esperienza piacevole anche per voi.
  5. se scappa la pipì, la si fa in acqua (questa cosa sembra difficilissima x alcuni bimbi). Le gite in bagno tutti e tre assieme sono complicatissime.

Oggi, oltre alla mia saggezza (…), vi offro una cover di un pezzo che mi riporta indietro agli anni di Mtv…Everlong dei Foo Fighters. Qui però ve la cantano e ve la suonano i Miracles of Modern Science.

Buon weekend!