2 giorni a Natale

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Oggi è stato l’ultimo giorno di scuola per Anna e Tobia, prima delle vacanze, ma non sono tornati a casa carichi di entusiasmo e gioia…bensì staaaanchi, spossati da questi primi mesi di novità: la scuola materna per Tobia e quella elementare per Anna. Posso fare per entrambi un bilancio assolutamente positivo di questi mesi, ma hey…per loro sono tante ore lontani da casa, ed ora avranno finalmente la possibilità di riposarsi un po’ e di fare con calma. E (forse) io pure.

Domani compirò 36 anni. Ci arrivo con gli strascichi di un’influenza, un capello bianco e un antipatico dolore alla spalla che non se ne vuole proprio andare. Ma quanto mi piace compiere gli anni con tutta quest’atmosfera festosa e magica…tanti auguri a me!!

E dopodomani…Natale!!!
Il che significherà venire svegliati da due bambini urlanti, per poi essere travolti da sorrisi, regali, baci, giochi, e poi parenti, auguri, ancora regali, un’abbuffata, ulteriori bambini urlanti, baci, e poi altri parenti, altri auguri, altri regali, tanti “nograzieabbiamomangiatodavverotroppomagariuncaffè”, altri bambini urlanti, altri baci…e poi finalmente CASA!

Il sottofondo musicale per questi giorni di festa ve lo offro io anche questo venerdì: Last Christmas, degli Wham!, in una versione molto più festosa dei Postmodern Jukebox.

Buon weekend e buon Natale!

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L’arte di saper rinunciare.

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Ogni giorno vengo inevitabilmente a contatto con molte mamme, e nella maggior parte di loro (ma in me per prima) vedo molta tensione e tanti sorrisi tirati rivolti ai loro piccoli, sorrisi che sanno di stanchezza e responsabilità, troppe responsabilità. E non mi riferisco soltanto agli obblighi che ci sentiamo di avere nei confronti dei nostri figli.
Già, perchè una mamma, al giorno d’oggi, deve aver letto almeno due o tre testi di psicologia infantile ed essere sempre aggiornata sugli ultimi sviluppi della pedagogia, praticare la resilienza come suo unico credo, e mai, per nessun motivo, alzare la voce. Questo per poter crescere dei bambini…sani di mente, perchè la loro felicità non è comunque garantita.
Inoltre deve dedicarsi con amore alla cucina, saper preparare dei piatti gustosi, sani e senza glutine, latticini, o altre sostanze che il diavolo ha messo sulle nostre tavole.
Deve avere estrema cura del suo aspetto fisico, perchè l’essere diventata mamma non può certo diventare una scusa per lasciarsi andare…e quindi largo alle più disparate (e disperate) attività fisiche, alle dichiarazioni di guerra a cellulite e rughe (entrambe battaglie perse, per altro) e allo shopping compulsivo, che mica ci si può vestire come una nonna, e nemmeno in tuta da ginnastica, neanche per andare a guardare i tuoi figli che si rotolano nella terra al parco giochi, non sia mai.
Una madre che si rispetti, poi, deve avere anche una casa rispettabile, che assomigli il più possibile ad una rivista di arredamento, ma con alcuni tocchi personali. Per questa ragione deve sviluppare nel tempo libero (…quale???) le sue qualità manuali per esercitare la nobile arte del fai da te, rigorosamente riciclando materiale che altrimenti finirebbe nei rifiuti. Ciclicamente, infine, deve dedicarsi al decluttering (non sapete di cosa parlo? Andate subito a leggervi il libro di Marie Kondo, per carità!), ribaltando ogni angolo della casa ed entrando in connessione con ogni singolo oggetto che essa contiene, per decidere se tenerlo o meno. Una casa in ordine, infatti, garantisce la serenità.
Se poi ha la fortuna di crescere i suoi figli assieme ad un compagno, beh…la sera dovrebbe tirar fuori tutta la sua carica erotica (anzichè sdravaccarsi finalmente sul divano), non dimentichiamo quanto sia importante esplorare la propria sessualità per sentirsi finalmente libere.
Una madre che lavora, ricordiamolo, non deve certo accontentarsi di un part-time, rinunciando ad alcune mansioni, no! Deve invece dimostrare a tutti i colleghi uomini di poter fare meglio di loro, in meno tempo, e possibilmente guadagnando meno.
Mentre invece, alle mamme che stanno a casa, delle fallite, non è assolutamente mai concesso aver bisogno di aiuto, visto che non lavorano.
Ecco.
Ora capite i sorrisi tirati?
Io credo che sia proprio arrivato il momento di guardarsi allo specchio e di dirsi che “non ce la possiamo fare”, semplicemente perchè le cose importanti non sono queste.
Prendiamoci una pausa, quando ne abbiamo bisogno, e lasciamo indietro qualcuno dei nostri “doveri”, ricordiamoci che chiedere aiuto non significa aver fallito, e cerchiamo di giudicarci meno. Un sorriso sincero ed i capelli un po’ arruffati non possono che giovare a noi e a chi ci circonda.
Cominciamo a praticare l’arte del saper rinunciare (alla perfezione).

Momenti preziosi.

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Una delle cose che mia figlia, da brava primogenita, non sopporta, è restare da sola.
Io, avendo un fratello più grande, non ho mai avuto questo problema alla sua età, ma ricordo che più avanti, quando ero adolescente, andavo nel panico all’idea di dover trascorrere un sabato pomeriggio senza amici, nella solitudine della mia camera.
Adesso invece le cose sono decisamente cambiate.
Qualche settimana fa eravamo in una pizzeria, e i bimbi erano corsi a giocare nel giardino non appena finito di mangiare, seguiti a ruota da Mirko, un po’ padre ansioso che deve vegliare sulla loro incolumità, un po’ padre giocherellone che si diverte quasi più di loro a rincorrerli in un prato.
Io invece ero rimasta al tavolo, in assoluto relax, quando un cameriere mi si è avvicinato e mi ha detto, preoccupato: “È rimasta sola signora?”
Ecco quello che avrei voluto rispondere:
“Intanto, mi fa ancora strano che mi si chiami signora, a me che darei del Tu a chiunque mi trovi di fronte, perciò parti male. E comunque perchè dovrebbe essere un problema se una “signora” rimane per qualche minuto senza figli e marito? Hai idea di quante volte mi succeda di avere un minuto di silenzio durante la giornata?
E tu l’hai interrotto.
Per darmi della signora.
Sparisci!”
Quello che ho fatto, invece, è stato ricambiare la sua preoccupazione con un sorriso educato e ordinare il dolce per i bambini, perchè alla fine il pensiero di una mamma è sempre rivolto a loro.
Questi fatti sono avvenuti alla fine di agosto, dopo due mesi a strettissimo contatto con i miei bambini.
Ora però è arrivato settembre, finalmente le scuole hanno riaperto le loro porte, ed io ho ricominciato ad avere del tempo per me, da trascorrere sola, in silenzio, senza nessuno che mi chieda di giocare, leggere una storia, disegnare, procurare cibo, acqua…senza nessuno che mi si sieda addosso non appena riesco a riappropiarmi del divano (altrimenti sommerso da giocattoli di vario genere).
Finalmente ho di nuovo i miei preziosi momenti di solitudine.

Agosto.

 

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Agosto è un mese che non mi è mai stato troppo simpatico.
Generalmente sono già stata in vacanza, e quindi l’estate mi sembra un po’ finita, mentre tanti amici sono in ferie e non si sa mai chi chiamare…e poi c’è Ferragosto, una di quelle inutili ricorrenze in cui bisogna per forza festeggiare (…ma cosa?), e che ti obbliga a rispondere alla fatidica domanda “voi che fate a Ferragosto?”
Praticamente un odioso assaggio del ben peggiore “voi che fate a Capodanno?”
Quest’anno, però, agosto me lo vorrei proprio godere assieme ad Anna e Tobia, mettendo da parte i miei preconcetti, perchè a settembre ci saranno importanti nuovi inizi per loro.
Tobia comincerà la scuola dell’infanzia. E questo significa che non sarà più il bambino piccino che ascolta sempre la sua mamma (ammesso che prima lo facesse…), e che, quando andrò a prenderlo, le maestre me lo consegneranno…vivo! Non saprò più se ha mangiato, dormito, litigato con qualcuno, se la sua è stata una buona giornata…nulla.


Anna invece affronterà la prima elementare. E questa è una cosa enorme!!! Insomma, la scuola quella vera, basta infanzia…ci saranno pomeriggi di compiti, amicizie intense e sempre più indipendenza. E non ci sarà nemmeno più qualcuno che me la consegna personalmente, uscirà dal portone assieme ad una mandria di bambini di ogni età.


E io non sono pronta.
Vederli crescere è una gioia, saperli più indipendenti mi riempie di orgoglio ( e mi fa pure tirare un po’ il fiato in certe occasioni…), ma mi mancheranno sempre le loro guance cicciotte e i loro occhioni pieni di stupore.
Stai a vedere che stavolta agosto mi piacerà, e farò pure un festone per il 15!

Hello.

hello

 

 

 

Tempo di ritorni questo per me: a casa, dopo le vacanze, e sul blog, che avevo un po’ trascurato (senza particolari motivi in effetti). Mi sono ricongiunta con Merida, rimasta a casa tutta sola, e…con voi!
Vi voglio offrire subito una cover, dato che è venerdì, e quale titolo migliore se non Hello? In fondo, quando ci si rivede, è sempre educazione salutare…
Gli interpreti sono un gradito ritorno, almeno per me, i Walk off the Earth, accompagnati da due simpatici personaggi.


Buon weekend!

Innamorati?

innamorati

 

 

 

Oggi io e Mirko festeggiamo il nostro settimo anniversario di matrimonio, e Facebook, sempre attento alle mie esigenze, mi ha consigliato la lettura di un articolo di una nota rivista femminile, dal titolo “8 segnali che è innamorato di voi“.
Potevo forse ignorarlo? Si, ma ha vinto la mia curiosità, e ho voluto scoprire se Mirko è davvero innamorato di me.
Vi scrive quasi ogni mattina. Mmh…magari si, ma dopo tanti anni insieme e due figli, è più per pianificare qualcosa, o per scambiarsi romanticamente la lista della spesa, vale lo stesso?
Si interessa…in modo disinteressato. Attenzione!! Qui si sostiene che l’uomo finge di disinteressarsi, ma fa poi (e cito testualmente) “qualche domanda sparsa e apparentemente scollegata dalla precedente”. Si insinua in me il dubbio che l’articolo sia stato scritto da un uomo, che fa qui un goffo tentativo di giustificare le sue domande prive di senso. Sappiamo benissimo che quando un uomo fa domande “scollegate” sta semplicemente pensando ad altro.
Fa di tutto per rendervi la vita più facile. Corse sfrenate per realizzare ogni mio desiderio? Anche no. E dai…il matrimonio (così come la convivenza) è un gioco di squadra.
Gli si illuminano gli occhi, quando vi vede. Beh…ecco, non sempre. Ma forse sono io che non ci faccio più caso…
Vi chiede com’è andata la giornata e…vi ascolta. E se non ha voglia di ascoltare…non ve lo chiede. Incredibile!
Gli interessa la vostra opinione. “su tutte le questioni che lo riguardano, vi chiede sempre un parere” Per fortuna, non su tutte e non sempre. Mi verrebbe l’ansia.
Vi dà sempre il meglio. L’ultima fetta di torta, la metà più grande del panino, etc…quello devo dire che Mirko lo fa (grazie).
Vi protegge, o quantomeno ci prova. Attenzione!! “Cammina sempre sul lato esterno del marciapiede, controlla se avete mangiato, se siete stanche, se siete giù di morale” Ecco, queste cose le fa…con i nostri figli! E con me le ha fatte il mio papà, quando ero una bambina.
Secondo questi 8 punti, insomma, Mirko non sarebbe innamorato di me…e per fortuna! Il titolo corretto dell’articolo dovrebbe essere “8 segnali che è il vostro stalker”.
E buon anniversario a noi!

Sei.

sei

 

 

 

Oggi Anna compie sei anni.
E anche io festeggio il mio sesto compleanno da mamma.
Entrambe in questi anni abbiamo imparato molte cose l’una dell’altra, alcune non le abbiamo proprio capite, e tante altre le scopriremo negli anni a venire…ma c’è una cosa che so e sulla quale non cambierò idea: non mi stuferò mai di conoscere mia figlia.
Ha solo sei anni, eppure vedo già così tante sfumature in lei: una bimba sensibile e fragile, capace di piangere davanti ad un’ingiustizia subita da qualcun altro, curiosa e intelligente, in grado di memorizzare ed elaborare montagne di informazioni nuove, solare e vivace, può stampare un sorriso in faccia a chiunque, riflessiva, prende molto seriamente un compito affidatole, e poi teatrale e tragica, affettuosa, premurosa, combattiva…
Anna oggi compie sei anni.
E durante questi sei anni mi ha fatto scoprire lati di me che nemmeno conoscevo: alcuni con i quali combatto ogni giorno, la madre irascibile e autoritaria, altri che custodisco gelosamente, la mamma empatica e responsabile, altri ancora che coltivo con cura e con fatica, la mamma paziente e gentile.
Mi ha insegnato quanto il prendersi cura di qualcuno ci aiuti a diventare persone migliori, più attente, disposte ad ascoltare e a mettersi in discussione.
Anna oggi compie sei anni.
E non vedo l’ora di accompagnarla mentre cresce ed affronta nuove sfide, ma avrei anche tanta voglia di fermare il tempo e tenermela così: piccola e carina.
Buon compleanno Anna!

Gli anni più belli.

gli anni più belli

 

 

 

Durante le nostre vacanze estive di un paio d’anni fa, un amico dei miei genitori, un simpatico signore sulla settantina, passava ogni giorno a salutarci per fare due chiacchiere e (soprattutto) per guardare Tobia.
Il piccolo aveva 9 mesi, gattonava e tentava di alzarsi in piedi ovunque trovasse appigli, continuando a cadere e a farsi male, si svegliava all’alba e faticava a dormire durante il giorno, e noi eravamo sfiniti.
Quel signore allora ci ha detto una cosa: “Mentre li vivi, questi anni, sembrano difficili e non vedi l’ora che passino. Poi però, quando i figli sono cresciuti e tu sei invecchiato, ti rendi conto che sono stati gli anni più belli.”
Da allora cerco sempre di tenere a mente queste parole, specialmente nei momenti più difficili.
E dato che queste ultime settimane mi hanno messa alla prova, volevo ricominciare a scrivere qui ricordandomi che hey, questi sono (probabilmente) gli anni più belli!
Segue un riassunto delle settimane passate.
Non che sia successo qualcosa di grave, ma…mi sono sentita un po’ persa…ho visto le persone che amo di più, in difficoltà, senza sapere come aiutarle.
Ho litigato parecchio con me stessa e mi sono messa in discussione, per aver ascoltato un parere altrui, che peraltro non condividevo nemmeno.
Sono uscita da sola con Mirko, per la prima volta da quando è nato Tobia, e mi sono divertita tanto.
Ho passato una notte in bianco, per la prima volta dopo decenni, ma non nella stessa serata.
La notte in bianco l’abbiamo trascorsa insieme a Tobia, dopo una serata al pronto soccorso, a causa di un cattivissimo virus intestinale, dal quale il mio bimbo deve ancora riprendersi.
Merida, come al solito, ha vomitato anche lei per solidarietà. Sul mio scendiletto.
E niente, sono chiusa in casa e svolgo con gioia le seguenti attività: cucino riso in bianco, litigo con Tobia per farlo bere a piccoli sorsi, faccio mangiare cioccolato e fragole ad Anna di nascosto dal fratellino, faccio lavatrici e guardo un sacco di cartoni animati…si, con gioia, perchè in fondo sono i miei anni più belli!

Istanti.

Versione 3

 

 

 

Ci sono dei momenti in cui guardo i miei figli, e per un attimo riesco ad immaginare come saranno da adulti.
Succede all’improvviso, mentre li sto aiutando a lavarsi i denti, o li osservo giocare, o quando stiamo per uscire di casa…per un istante riesco a cogliere nel loro volto una fisionomia adulta.
E non lo so se sto soltando notando qualche somiglianza con un familiare, o se invece sono di fronte ad una loro particolare espressione che mi e li accompagnerà per la vita: quando si vestiranno in autonomia e usciranno con i loro amici, quando andranno a vivere da soli e verranno a trovarmi nel fine settimana.
Lo so che suona un po’ (troppo?) sentimentale e melenso, ma sono istanti rari e preziosi che mi emozionano sempre tanto, come se avessi il privilegio di osservare dal buco della serratura della loro vita futura.

Buoni propositi 2016.

propositi 2016

 

 

Ed eccomi anche quest’anno con la mia lista di buoni propositi, ta daaaa!
Per il 2016 ho deciso di focalizzarmi su poche cose, e di non assegnarmi compiti troppo specifici, per evitare frustrazioni da fallimento nel caso in cui non riuscissi a portarli a termine.

Non avere paura.
Lanciarmi nelle cose, senza pensare che c’è sicuramente chi le sa fare meglio di me, ha più esperienza e se le merita di più.

Avere più cura del mio fisico.
Ho sempre fatto danza, ho cominciato a sei anni ed ho smesso durante le gravidanze per poi riprendere, ma dopo la nascita di Tobia non ci sono riuscita come avrei voluto: sono parecchio stanca la sera, e poi quest’anno è Anna la ballerina di casa, perciò devo trovare il modo di muovermi in altro contesto.
Che non sia zumba.
(non me ne vogliano le zumbare, zumbatrici, zumbe,boh?)

Praticare l’empatia.
È facile essere empatici con gli amici, o con le persone più o meno della tua stessa età, o con le medesime problematiche quotidiane, etc etc…ma praticare l’empatia con chi caratterialmente ed anagraficamente è distante da te, richiede parecchio impegno.
E quest’anno voglio impegnarmi parecchio.