Fino a qui, tutto bene.

piastre

 

 

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.
Citazione dal film L’odio.

Quando sei chiusa in casa da più di cinque giorni con due bambini ammalati, le giornate sembrano esattamente questo: una caduta libera da un palazzo di 50 piani.
Ogni piano corrisponde ad un piccolo passo avanti compiuto con gli affatto collaborativi esserini, che, in quanto malati, tendono a lamentarsi di qualsiasi cosa, ad essere in perenne disaccordo fra di loro su svariati argomenti (con cosa giocare, quale libro leggere, che cartone guardare, cosa mangiare) e a richiedere morbosamente la mia attenzione.
Abbiamo finito la colazione. Fino a qui, tutto bene.
Tobia ha fatto l’areosol. Fino a qui, tutto bene.
I bambini giocano con i lego e sono (solo) le 9. Fino a qui, tutto (abbastanza) bene.
Hanno mangiato la frutta di metà mattina. Fino a qui, tutto bene.
E poi pranzo, pisolino, altri giochi, un cartone (devo sopravvivere pure io!!), cena, bagnetto e nanna…avanti così fino al mio schianto finale sul divano, in stato semi-cosciente.
Solo che non si tratta mai di un atterraggio definitivo, perchè il giorno dopo ricomincia con un’altra caduta.

Free Falling mi pareva il titolo giusto per la cover di oggi, e John Mayer il perfetto interprete da offrirvi.

Buon weekend!

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