2 anni.

Comple_Tobia

 

 

Il 29 ottobre di due anni fa è stata una delle giornate più lunghe e difficili della mia vita, ma anche una delle più belle.
Era una domenica notte quando mi si sono rotte le acque, ma soltanto il pomeriggio del lunedì ero andata in ospedale assieme a Mirko, mentre i miei genitori andavano a prendere Anna all’asilo e le dicevano che il fratellino era (più o meno) in arrivo.
Dato che ancora non avevo contrazioni, ero stata ricoverata in tutta tranquillità, ed avevo trascorso in ospedale una lunga, lunga notte, durante la quale avevo aspettato invano che cominciasse il mio travaglio, ascoltando (ahimè) le sofferenze bisbigliate della mia vicina di letto, che invece il suo travaglio lo stava vivendo, interrotta da brevi conversazioni con l’ostetrica del reparto, che mi ripeteva con lieve imbarazzo e agitazione “niente contrazioni vero? perchè le sale parto sono piene…”, ed ero miracolosamente riuscita pure a riposare un po’.
Il lunedì mattina, dopo colazione, ricordo una sorridente dottoressa che mi annunciava l’imminente induzione al parto…ok, era il mio momento, non ero esattamente entusiasta che avvenisse così, senza che fosse Tobia a deciderlo…ma dopo la rottura delle acque il piccolo non prendeva l’iniziativa, perciò era l’unica strada. Erano le 10:30.
Due ore e mezza dopo stavo male, ma nessuno sembrava preoccuparsene (a parte Mirko, certo). Le ostetriche erano impegnate nel passaggio di consegne per il cambio turno, e mi liquidavano con frasi poco incoraggianti “Vabbeh che è il secondo figlio, ma è ancora presto, faccia due passi!” e “Perchè non prova a fare una doccia?”.
Io la doccia l’ho fatta, e quando sono uscita ho suonato per l’ennesima volta il maledetto pulsante che mi collegava alle impegnatissime ostetriche, e infatti è stato ad una (sfortunata) OSS che ho detto “Io sto spingendo!” con pochissima cortesia.
Da lì in poi ricordo improvvisamente gente che correva, un sacco di persone nella mia sala parto, espressioni cariche di preoccupazione e frasi concitate.
“PREPARIAMOLA PER IL CESAREO!”
“Io intanto spingo?”
“Si, si…tranquilla” (eh, certo…)
“NON C’È TEMPO!”
“VENTOSA!”
Io chiudevo gli occhi per tentare di non farmi spaventare troppo da quello che stava succedendo, perchè, anche se non sapevo cosa, avevo capito che non era nulla di buono.
In 20 minuti Tobia è nato.
L’hanno portato immediatamente via, l’ho soltanto visto in braccio alla pediatra per pochi secondi. Erano le 14:50.
Se Mirko non fosse stato lì con me, credo che avrei perso la testa, invece mi sono fatta solo un piantino mentre l’ostetrica mi ricuciva.
Quattro ore dopo ho rivisto il mio bambino, assieme ad Anna (che era poco impaziente di conoscerlo!!), l’ho preso in braccio, al nido, per un paio d’ore, per poi rimetterlo nella sua culla termica. Soltanto alle 3 di notte mi sono finalmente e definitivamente riappropriata di mio figlio, e da allora io e Tobia siamo inseparabili.
In questi due anni, credo di aver sopperito alla mancanza di coccole delle sue prime ore di vita, ampliamente. Certo lui fatica ancora molto a separarsi da me, ma forse è la conseguenza di questo inizio così brusco e burrascoso, che fortunatamente non ha avuto altre conseguenze sulla sua salute, e che fortunatamente lui non ricorderà, se non attraverso i nostri racconti.
Buon compleanno piccino!

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