Consapevolmente.

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Ricordo di essere uscita dal pronto soccorso con un foglio in mano ed una nuova parola nella testa, e di essermi presentata dalla mia ginecologa con lo stesso foglio e con un’enorme confusione.
Ricordo la dottoressa parlarmi con la sua consueta assenza di tatto: “Se gliel’hanno detto in ospedale, vuol dire che l’intervento è da fare…Questa malattia non è detto che porti alla sterilità, ma gran parte delle donne non fertili ci sono passate.”
Wow…come la storia dello spinello e l’eroina che da adolescenti si raccontava ai genitori, per farli stare tranquilli (non è che se mi fumo le canne diventerò un tossico).
Allora mi sono resa conto che non tranquillizza per niente.
Ricordo l’agitazione prima del mio primo intervento e le gambe che mi tremavano mentre entravo in sala operatoria.
Ricordo Mirko che sbiancava dopo l’intervento, mentre il chirurgo ci parlava di aderenze.
E poi quelle parole: “Se non l’avete già fatto, vi consiglierei di considerare l’ipotesi di una gravidanza: un po’ perché potrebbe essere un buon momento per rimanere incinta, dato che l’utero ora è a posto, un po’ perché una gravidanza terrebbe il problema lontano almeno per un po’”
Ok, avevo 28 anni e convivevo con il mio ragazzo, ma non potevo fare a meno di pensare: E se di anni ne avessi 18? E se invece fossi una single di 35?
Ricordo l’angoscia nell’apprendere che di questa malattia si sa pochissimo: non se ne conoscono le cause, e non esiste una cura.
Come affrontare questa nuova parte di me se non so da dove viene, né come combatterla?
Ricordo di essermi sentita malata mentre tentavo invano di rimanere incinta.
Ecco, stai a vedere che sono già sterile.

Sette anni e due gravidanze dopo, posso dire di non essere ancora del tutto consapevole di soffrire di questa patologia: l’endometriosi.
Si parla di dolori fortissimi, anche invalidanti, io però non lo so quanto si dovrebbe soffrire per i dolori mestruali…so quanto sto male io, e so che fortunatamente sono sempre riuscita a lavorare, danzare, e non ho mai rinunciato a nulla.
So che, però, non desiderando altri figli, ora dovrò affrontare il problema, e decidere assieme alla mia ginecologa cosa fare per tentare di tenere lontana questa malattia, cedendo probabilmente al compromesso di qualche cura ormonale (cosa che non mi piace nemmeno un po’).

Questa è la settimana europea della consapevolezza dell’endometriosi, perciò ho voluto condividere con voi la mia esperienza. Se volete capire meglio di cosa si tratta, vi consiglio la lettura di questo post, o di dare un’occhiata a questo sito.

 

 

[la foto è di Federico Malapelle]

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